Cristiano Manni - La Trafuga di Garibaldi

La vita di Giuseppe Garibaldi è tale che un romanzo non basta a illustrarla. Fino a qualche anno fa non ne conoscevo che gli aspetti scolastici, ma la sua figura di eroe dei Due Mondi mi ha sempre profondamente affascinato.

Poi nel 2008 partecipai al Cammina Francigena, con Alberto, Federico e tanti altri amici ed amiche che ho conosciuto lungo la via fino all’Urbe.

La sera dell’arrivo a Campagnano di Roma, ultima tappa, formammo il “gruppo profano”, decidendo di proseguire oltre San Pietro fino a Campo de’ Fiori, per dare una meta laica e, oserei dire, almeno nelle mie intenzioni, decisamente anticlericale al nostro cammino. L’imponenza della statua di Giordano Bruno dominava la piazza. Pochi e stanchi turisti sedevano sul gradino del basamento.

A BRVNO
IL SECOLO DA LVI DIVINATO
QVI
DOVE IL ROGO ARSE

Fu allora che capii. Dovevo dare un senso a certe lapidi e a certi cippi commemorativi che conoscevo ai margini di strade perse nelle foreste dell’Alta Maremma, e che un filo rosso congiungeva ad un monumento che sorge a Cala Martina, presso Follonica.

Nell’estate del 1849 Garibaldi esce da Roma repubblicana e antipapalina, prima che la repubblica francese restauri il potere di quel papa che ancora oggi siede sul seggio di Pietro e sul trono del Vaticano. Alla testa di quattromila uomini si dirige verso Venezia, risalendo il Tevere e giungendo al mare di Ravenna.

Qui viene intercettato dagli austriaci e, dopo aver perso la moglie Anita nelle paludi di Comacchio, assieme al fedele Capitano Leggero, intraprende una fuga che sembra fatta apposta per un romanzo, che purtroppo non è mai stato scritto.

Braccato a morte da cinque eserciti, aiutato da patrioti lungo la via, e mai tradito da alcuno, col fido Leggero, traversa gli Appennini, Prato, Signa, Castelfiorentino, Colle Val d’elsa, Volterra, Pomarance e giunge a san Dalmazio. Qui li ospita il medico condotto e poi li aiuta a fuggire attraverso Castelnuovo in val di Cecina, Massa Marittima, Scarlino, fino al Mare, dove una barca li reca in salvo a Porto Venere.

Ciò che, su quelle celebri orme, doveva nascere, era allora un cammino laico, una via iniziatica per fuggire all’oscurantismo e alla forza bruta che, oggi come all’ora, sempre ci incalzano. Una via di fuga verso un mare liberatore, per ritrovare solidarietà e fiducia negli altri.

Garibaldi e Leggero, partiti da San Dalmazio alle nove di sera del 1 settembre 1849, viaggiando di notte su carri, cavalli e, infine, a piedi, impiegarono solo 13 ore per coprire il tragitto.

Il nostro viaggio, partito da San Dalmazio e ispirato alla lentezza, è durato ben quattro giorni. Si è concluso alla stessa data e alla stessa ora di quello rievocato: la mattina del 2 settembre alle 10, a Cala Martina, 160 anni più tardi.

A nulla sarebbe valso il mio lavoro “filologico” su documenti e vecchie e nuove cartografie se l’amico Matteo Amodeo di Montecastelli, di comprovato spirito garibaldino, non avesse egregiamente organizzato l’evento. Grazie a lui, le amministrazioni comunali ci hanno accolto, rifocillato e dato ospitalità.

Al viaggio hanno partecipato amici della Francigena, dell’associazione “La Torre di Montecastelli”, di Italia Nostra Grosseto e del club “Il Risveglio di Cala Martina”, oltre ad altri che hanno partecipato a titolo personale.

Il territorio attraversato è di sicuro pregio ambientale e paesaggistico. La bassa provincia pisana e l’Alta Maremma si caratterizzano per il basso livello di antropizzazione, per gli angoli ancora selvaggi, per la vastità dei panorami verso il mare. La Maremma costiera ha invece bisogno di visitatori motivati e consapevoli, in grado di contrastare i turisti “mangia e fuggi” che rischiano rovinarne la bellezza.

A Scarlino Scalo si visita Palazzo Guelfi, rimasto congelato a quella notte del 2 settembre, e da quasi un secolo museo nazionale. Le visite si dovrebbero prenotare, a meno di non avere la fortuna di trovare nei dintorni il custode.

L’ultima tappa è molto fedele al percorso originale. Attraversa antichi boschi che nascondono, fino all’ultimo momento, e non a caso, la vista del mare. Cala Martina appare all’improvviso, con il suo mare trasparente, uno dei più belli della costa toscana.

Un grande monumento ricorda Garibaldi e chi li aiutò a fuggire. Nell’acqua, a pochi metri dalla riva, un cubo di granito è posato a indicare il punto dove una barca aspettava i fuggitivi.

Il percorso è ben percorribile, ma ci sono ancora un paio di tratti da migliorare. Non ci sono ancora segnalazioni lungo la via. Siamo in attesa che le istituzioni si prendano l’impegno di valorizzarlo.

Tra qualche mese sarà disponibile la traccia gps sul web. È nostra intenzione riproporlo tutto, dal Molino di Cerbaia sull’Appennino, fino a Cala Martina.

 

 

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