La sesta tappa: Vergne - Alba

Il mattino dopo ci accoglie il castello di Verduno -ricordate? - che Carlo Alberto comprò per potervi coltivare le uve per il suo Barolo personale e dove regnano la Salsiccia di Verduno, che si mangia cruda e il vino Pelaverga, che si trova solo in questa zona. Elisa Burlotto, una delle tre figlie del proprietario - finanziatore della spedizione Nobile al Polo Nord - ci invita a visitare l’antica dimora - ora trasformata in un albergo - e ci mostra lo specchio sul quale gli ospiti del re hanno inciso negli anni le loro firme. L’ultimo tratto del nostro viaggio è ancora tra i filari dove impazza la vendemmia sullo sfondo del Monviso.

La Morra è un borgo delizioso, e così Roddi dove la strada è scandita dai versi di Wisława Szymborska che conducono fino all’Università dei cani da tartufo. Impariamo che non c’è una razza privilegiata per scovare questo tesoro ma che è importante che ci sia una grande passione per questo aroma e per questo sapore, e che sarà questo a condurre il migliore amico dell’uomo a scoprire una tartufaia.

L’ultimo sentiero corre lungo il Tanaro, tra i pioppi, Siamo stanchi ma ecco di nuovo Alba e le sue cento torri. Elio ci attende davanti al Duomo, sorridente come sempre. Gli sbandieratori vestiti di rosso e di bianco attraversano la piazza seguiti da due dame in abiti di velluto verde e oro.

Non potevamo sperare in un’accoglienza migliore…

 

 

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