La terza tappa: Bossolasco - Roddino

La mattina dopo passiamo a salutare le bianche mucche piemontesi nella stalla quasi buia e usciamo in una nebbia spessa e umida, che subito nasconde ai nostri occhi la vicina chiesa di Santa Maria della Neve, e che non ci lascerà per ore. Il percorso nel bosco è fitto di chiacchiere e ci porta a un ciabot, un piccolo capanno per gli attrezzi che si vede spesso nel paesaggio delle langhe.

Dopo un breve tratto di asfalto ecco San Benedetto Belbo, il villaggio dove Beppe Fenoglio passava lunghi periodi dalla zia Pinotta, la cui semplice casa è ancora la stessa, così come quella della maestra. Incontriamo Elivio, un giovanotto di 87 anni che ci racconta che giocava a palla con il pugno - un gioco tipico di queste valli - proprio con lo scrittore che, ogni tanto, spariva e allora tutti si guardavano e dicevano con sguardo complice…il Beppe non c’è più…gli è venuto in mente un appunto ed è andato a scriverlo….

Tornava sempre, però, commenta Elivio. Anche qui ci accoglie il sindaco e nel piccolo emporio compriamo i panini che mangeremo nello spazio dove gli abitanti del paese vanno a ballare. Emilio, primo cittadino di poco più di centocinquanta - ci racconta di Toio, il prete operaio che insegna a ragazzi di tutte le razze - recentemente anche a giovani coreani - a costruire i muri a secco…intanto dice Messa nella chiesetta del borgo.

Riprendiamo il cammino uscendo dalla porta medievale dei Marchesi del Carretto - proprio quelli della bella e sfortunata Ilaria, morta nel dare alla luce a una bimba nel 1405 e ritratta nel marmo da Jacopo della Quercia - e incontriamo, nell’ordine, un meraviglioso e gigantesco formicaio e una chiocciola che attraversa placidamente il sentiero. Ridiamo all’idea che, così lenta e tarda, sia in verità l’animale più veloce del mondo… simbolo come è della comunicazione in rete.

L’arrivo a Bossolasco ci sorprende. Ogni portone ha un roseto rampicante per custode e le insegne dei negozi sono opera di artisti piemontesi che le hanno realizzate negli anni cinquanta e sessanta e che ora sono in mostra lungo la via principale. Il calzolaio, il macellaio, il parrucchiere, il salumiere…i pompieri…

Che dire della cena se non che è magnifica? Ravioli al plin-abbiate pazienza fra poco saprete di cosa si tratta-coniglio e cinghiale in umido, l’ormai consueto bunet. Tutti a letto presto, domattina si riprende la strada…che sarà scandita da alberi di mele cotogne.

 

 

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