La seconda tappa: Pavaglione - Niella Belbo

La mattina dopo ci alziamo presto, come si addice a chi sceglie di viaggiare a piedi, e rendiamo visita a Samantha, giovane donna dai denti smaglianti che alleva asinelli. Vive qui con la sua piccola famiglia. Il suo sorriso indica - lo speriamo tutti, che è una persona felice.

Dalla sua cascina parte un sentiero che porta verso la Valle Belbo, passando per San Bovo, che fu sede del comando partigiano. Ritroveremo spesso tracce di questa guerra che fece tanti morti e tanti eroi.

Una salamandra gialla e nera ci attraversa la strada mentre arriviamo a Cravanzana, il paese delle nocciole.

Visitiamo un piccola azienda che le lavora a mano e vediamo scorrere i frutti essiccati al sole su un nastro veloce dove quelli da eliminare vengono intercettati, riconosciuti e scartati al volo. Marco ci chiede di indossare una cuffia di plastica trasparente che ci trasforma tutti in buffi personaggi, ci offre una deliziosa merenda con sindaco e caffè e proseguiamo per Niella Belbo.

La nostra sosta di stanotte è Cà d’Tistu, accogliente casa rurale dove ci liberiamo finalmente degli indumenti bagnati e la cena che ci attende è magnifica. Antipasti misti, ravioli al plin -poi vi dirò di cosa si tratta-pollo arrosto e coniglio fritto, coste al burro, e per finire il bunet - il dolce classico di queste zone il cui nome ricorda la forma a cappello dello stampo in cui viene cotto oppure il cappello che si rimette in testa a fine pasto. È fatto con uova, zucchero, latte, liquore - di solito rum - amaretti secchi e, a volte, cacao.

 

 

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