Altro che quattroventidiciassette...

Giornata di pausa a spasso per Losanna. Un normalissimo lunedì mattina insomma. Paragonati ai nostri, i punkabbestia svizzeri sembrano modelli di yves saint laurant. Se Losanna avesse il mare, sarebbe una piccola Bari.

L’altro giorno, mentre riparavo l’orologio col mio coltellino multiuso mangiando cioccolata e fontina, discutevo con un pastore incontrato per strada della falsità dei luoghi comuni. Egli sosteneva che gli svizzeri non sono affatto come li dipingono. Ed aveva ragione. Sono più bassi.

Scherzi a parte, finora l’ospitalità elvetica è stata premurosa ma a diesel. Gli svizzeri sono abituati a freddo per cui, con rare eccezioni, faticano a rompere il ghiaccio. Ci stanno bene, loro, nel ghiaccio. Mi guardano fissi e non dicono niente. Al che io parto, forte del mio ritrovato francese, coi discorsi sul meteo sfavorevole, il governo ladro e il campionato falsato. Insomma tutto il repertorio dei convenevoli più consolidati. L’elvetico ospite allora si impetosisce, abbassa la guardia e si comincia amabilmente a chiacchierare e spettegolare dei rispettivi paesi. Gli svizzeri, i francofoni almeno, del loro si lamentano. L’erba del vicino… vabbè. Finora i miei ospiti sono i soliti quasi-trentenni semi-laureati di cui sopra, con la sola eccezione che l’appartamento in cui vivono non è dei nonni, hanno un buon lavoro, se la passano bene e vanno la domenica a ciaspolare vestiti di tutto punto. Come se non bastasse, l’eroe nazionale continua a frantumare record tennistici come fossero castelli di sabbia. Insomma, freddini e grigetti all’inizio, basso profilo, scopri poi che ne hanno da raccontare. Lo sapevate che sono razzisti nei confronti dei tedeschi? Ah, gli scherzi della storia….

(In ogni caso gli svizzeri meritano tutto il mio rispetto solo per il fatto di aver bellamente corretto il più illogico e idiota malcostume della lingua francese, quello che obbliga a complicati calcoli per cifre banalissime: per dire “97″, ad esempio, non dicono, come i ridicoli galletti: quatre-vingt-dix-sept; ma, grazie al cielo, nonante-sept. Semplice ed efficace. Per niente francese, insomma).

Finito l’imbarazzante resoconto etnografico, torniamo al solito capitolo: elogio del camminare. Ultima scoperta in fatto di pregi del passeggiarsela a lungo è un prodigioso miglioramento della memoria. Le giornate sono talmente lente e le occupazione talmente poche che ogni gesto è compiuto nella massima consapevolezza e presenza, i dettagli delle giornate sono percepiti con tanta accuratezza che si fissano naturalmente nella memoria: io ricordo perfettamente cosa e dove ho mangiato a pranzo il 28 dicembre, dov’ero all’ora del tramonto del 4 gennaio o com’era il materasso su cui ho dormito il quarto giorno di viaggio. Mica male, no?

Domani raggiungo il 1100° km, la metà del viaggio. Sono stanchino.

bollettino tecnico: mi si sono bucate le scarpe.

bollettino meteo: fa un freddo cane anche a mezzogiorno, il sole non sa neanche dove sia la Svizzera, nevica ogni giorno e c’è ghiaccio dappertutto. E devo ancora attraversare la zona più gelida, meglio nota col simpatico appellattivo di “piccola Siberia”

frase del giorno: “scusi, per la parrocchia?”, “Quale, cattolica o protestante?”

animale guida: furetto e cigno

consiglio del giorno: mio cugino ha scritto il suo secondo libro. Compratelo, fidatevi.

 

 

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