Addio ai monti

Allons enfants, comincia la lunga discesa al mare.

Le gole della Loue tra la nebbia sono come un trapianto di amazzonia. Ospite a Mouthier da un coppia di birrai svizzero-canadese.

Addio ai monti

Le idee migliori su come scrivere un post mi vengono, ovviamente, mentre cammino. E ogni volta, puntualmente, mi dico che è inutile segnarmele, che me le ricorderò al momento della scrittua. Non me le ricordo mai. Sappiate quindi che il blog che leggete è molto meno brillante di quello che ho in mente mentre cammino. Peggio per voi, potevate venire con me.

La Svizzera è piccola. È finita subito. Da Sainte Croix, in cima allo Jura, si vedono le Alpi e sono parecchio vicine. Ecco, aggrappata a queste due catene montuose e spalmata nel poco piano rimasto in mezzo, ci sta la Svizzera, il buco con l’Europa intorno (mi rifiuto di credere di averla inventata io questa definizione). Ora che son tornato in zona euro mi manca già un po’, proprio quando cominciavo a imparare a distinguere le loro monetine (ma colorarle diversamente no eh?). Gli ultimi elvetici conosciuti sono stati ospiti stupendi (meno timidi e più aperti), sono tutti parecchio presi dal dibattito sull’identità nazionale, sul futuro incerto e sul rapporto con noialtri europeani. Hanno un paese meraviglioso e mi hanno lasciato una gran voglia di tornare a conoscerlo meglio.

[nota: se sono parco di dettagli turistici è perché ritengo che il mondo, e internet soprattutto, sia stracolmo di guide specializzate. Non è questo lo scopo del blog, poi magari un elenco dei posti più belli ve lo faccio alla fine. E sarà sempre e comunque parziale, dal momento che - metereopatico come sono - posti bellissimi mi son parsi mediocri sotto le nuvole e angoli apparentemente insignificanti risultavano gloriosi se scaldati dal sole. Stesso discorso per le fotografie.]

L’ingresso in Francia è stato decisamente sgradevole: nessun cartello da fotografare vittorioso, nessun gendarme con cui fare battute; in compenso nevicava a dirotto e nelle mie scarpe si stavano sviluppando forme di vita marina ancora sconosciute. Ci sono rimasto malissimo quando ho deciso di fare autostop: é sempre una delusione e una perdita e sebbene fossero pochi kilometri, per di più di strada nazionale trafficata, mi han lasciato l’amaro in bocca fino a oggi. Fino a quando insomma non sto per rimettermi in cammino. Il meteo prevede nebbia e cielo coperto per una settimana (italiani, non date mai, MAI, per scontato un cielo azzurro) ma poche precipitazioni, per cui rimando eventuali provvedimenti per le calzature che, poverine, non sono fatte esattamente per calpestare 20cm di neve semisciolta.

La sbornia di CouchSurfing è purtroppo finita, qui in Francia troverò ospiti con questo sistema solo nelle poche grandi città, mentre nella stragrande maggioranza dei villaggi dovrò improvvisare, non essendoci strutture “francigene” diffuse e organizzate come in Italia. Speriamo bene. Potrei anche faticare a trovare internet per un po’, vi saluto e vado a scoprire un poco di Francia, lasciandomi finalmente alle spalle le montagne (e comunque finora la tappa più faticosa rimane quella della piccola Radicofani).

Chiudo segnalando alcuni contributi che la blogosfera italiana mi ha finora dedicato e che mi hanno dato più spinta e coraggio di un panino al salame o una strada in discesa (non me ne vogliano gli altri, ma l’ultimo è senza dubbio il mio preferito):

Off he goes

Come attraversare l’Europa a piedi e raccontarlo su Twitter

Duemiladuecento kilometri via web

Distanti saluti

You’ll never walk alone

Animale guida: gatto e corvo

Vincitore del concorso “oggetto inutile”: occhiali da sole; ovvio, cammino sempre verso nord-ovest.

Aneddoto del giorno: dicono che durante viaggi del genere il corpo perde il peso dello zaino; il cervello tenderebbe cioè a recuperare l’equilibrio originale, annullando il nuovo peso in eccesso; se io perdo i kili del mio zaino, una volta a Calais basterà infilarmi in una busta e spedirmi a Cambridge per posta.

 

 

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