Saint Christol - casa

Ci svegliamo presto perché il viaggio che ci aspetta sarà lungo. Per l’ostello non si aggira ancora nessuno, allora lasciamo i soldi sul bancone della sala comune, e i nostri indirizzi e- mail sul libro degli ospiti. La porta è aperta. E’ bellissimo fare esperienza di questa fiducia. Nessuno ci ha chiesto niente, solo ci hanno regalato sorrisi.

Ci fermiamo a Sault. Il paesino ha una piazza balcone, una terrazza aperta sulle colline, sulla campagna viva. Grano e lavanda, sotto la cima pietrosa e dura del  Mont Ventoux. I campi sono quasi un quadro, sembrano disegnati di viola e di giallo pallido seguendo un pensiero artistico, più che una logica agricola. La piazza del paese ospita una mostra di fotografie sulla natura di quei posti. Mi si scioglie l’anima a vedere tutta quella bellezza. I negozi con le vetrine di legno colorate, il barista sorridentissimo, il piccolo e il bello. Mi sembra che le persone siano contente, vadano piano, prestino attenzione alla vita che passa, alla bellezza che tutto permea. Sarà una mia suggestione? Comincio ad immaginarmi i futuri possibili, cosa farei se vivessi qui. Se sarei felice.

Ci rimettiamo in viaggio. La strada è violetta e costeggia pendii rocciosi. Ci fermiamo a fotografare un campo di lavanda punteggiato di grappoli di fiori gialli. E un albero. Il suo contrasto con i campi di grano ingialliti dal sole, dietro. Ci fermiamo anche a comperare del miele alla lavanda e al rosmarino in una cascina di pietra.
Ci serve una vecchina ingobbita con cento sorrisi in mezzo alle rughe. Nel cortile vasi di gerani rossi, e tutto intorno prati verdissimi di semina fresca e ancora lavanda, a perdita d’occhio. Anche qui, i colori e i loro contrasti ci attirano al punto che non possiamo non fare un migliaio di fotografie da ogni angolazione. Mi ritrovo a pensare che non può essere malvagia la terra, ad accoglierci quando sarà il momento, se sa riempirsi di questi colori, e profumi meravigliosi, se sa nutrire le farfalle e le api. Sarà come ritornare, finalmente, a casa.

Musica di pianoforte, come all’andata, sulla strada per Banon. Cerchiamo l’altipiano di Vallensole, vorremmo almeno costeggiarlo per assaporarne i panorami, ma è tardi. E’ ora di tornare a casa, ma con uno sguardo diverso agli orizzonti di sempre. Con un profumo viola lavanda impigliato addosso, tra i capelli, nella testa, in mezzo alle dita.


 

 

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