Roussillon - Gordes - Lagnes

Gordes vista dalla collina di Roussillon sembra appoggiata su un basamento calcareo pieno di stratificazioni.  Appare tanto lontana! La macchia sparge il suo profumo dappertutto, cerchiamo riparo nella sua ombra bassa, è già caldo nel primo mattino. I pensieri cominciano a prendere il ritmo dei passi, al secondo giorno di cammino. La mente riesce a fare spazio vuoto, a concentrarsi sul respiro, sulla sabbia del sentiero, sul verso delle cicale. A farsi quieta, immobile. E’ una pratica zen, camminare con uno zaino sulla schiena.
Gordes è bella ed elegante, un po’ ricercata. Completamente edificata in pietra, con piazze larghe e vicoli stretti, pendenti, e inondati dal verso delle cicale, prepotentemente udibile sopra qualsiasi altro rumore. Il panorama, intorno, ci sorprende aprendosi a volte alla fine di un vicolo, in un angolo un po’ nascosto. Le colline intorno sono più basse, e dolci. La città ospita turisti forse un po’ snob, comunque eleganti in quella luce del sud. Vogliamo camminare fino all’abbazia di Senanque, a circa 5 km dalla città, da lì tornare a Gordes e procedere poi verso Lagnes. Abbandoniamo i nostri zaini per qualche ora all’ufficio del turismo, tenendo con noi soltanto l’acqua e poche altre cose necessarie al cammino fino all’abbazia. Ci fermiamo un attimo a riposare nell’ampia piazza principale, con al centro un platano enorme.  

Assaporiamo avidamente un panino sedute ad un tavolino. Il sole è alto ormai, e scotta. La luce è forte e così meridionale, così brillante da affaticare la vista, la pelle.

Cerchiamo un po’ a fatica il sentiero per l’abbazia. Chiediamo informazioni ad una signora che pulisce un vicolo davanti a casa, per scoprire che in realtà è italiana. E’ molto gentile e affascinata da quello che stiamo facendo, si prodiga in decine di spiegazioni un po’ confuse, chiama anche suo marito, ingegnere francese che invece con precisione e accuratezza ci indica il sentiero da percorrere. Camminiamo tra muretti a secco e sentieri in costa alla collina, a tratti sulla strada asfaltata. E’ diverso l’asfalto sotto ai piedi, rispetto alla terra. Racconta meno storie.

Dal fianco di un monte un po’ più alto, ad un tratto compare nella valle sottostante l’abazia di Senanque circondata da campi viola, dove la lavanda cresce in filari paralleli, in enormi cuscini profumati. E’ molto bella. Grigia e antica, un po’ austera, immobile in mezzo a quel rigoglio profumato. Entriamo e partecipiamo alla visita guidata in francese. Ci sono tanti turisti, forse troppi, tutti arrivati in macchina, puliti e riposati, e abbagliati dalla lavanda, che ancora probabilmente non hanno visto nelle colline circostanti. Fanno cento foto artificiali, in posa. La ragazza che ci accompagna come guida nel chiostro e nelle sale è visibilmente molto appassionata del proprio lavoro. Trasmette moltissimo entusiasmo, ma fatico terribilmente ad ascoltarla, mi si chiudono gli occhi. Fa molto caldo, e sono stanca. Tutta quella luce. Tanto che appena usciamo dormo un quarto d’ora praticamente su nudo polveroso e durissimo suolo, come se nulla fosse. La Ele intanto esplora i dintorni. Il pisolino per quanto breve ha un effetto stupefacente: mi sveglio di nuovo in forze e piena di energia. Ritorniamo a Gordes piacevolmente, la strada è quasi sempre in discesa. Da lì recuperiamo gli zaini e ci incamminiamo verso Lagnes.

Il sentiero in questa zona è tutto arginato da alti muretti a secco, e attraversa boschi di lecci. Il cielo è completamente blu, senza una nuvola. Camminiamo per diverse ore, a tratti in boscaglia, a tratti attraverso i campi. Ad un tratto ci sorprende un bosco di cedri, profumato, all’ora del tramonto, in una luce finalmente clemente. Nessuna traccia più delle ocre, né di lavanda.

Stiamo facendo tardi, è quasi sera e ancora ci manca una decina di chilometri alla meta. Telefoniamo alla signora della camera per avvisarla del ritardo. Lei è gentilissima e ci spiega che di li a poco sarebbe uscita, e che quindi avrebbe preferito recuperarci in auto o  consegnarci le chiavi prima. Siamo un po’ incerte sul da farsi, alla fine decidiamo di farci venire a prendere… il sole sta calando e la fatica comincia a farsi sentire. Siamo deluse per la fine anticipata del cammino, ma da un lato confortate dopo così tante ore di calura. E così, ci incontriamo con la signora davanti alla chiesa di Cabrieres D’Avignon, in una piccola piazza in cui risuona un rumore di posate, di cena allegra in compagnia, che proviene da un piccolo ristorante. La nostra ospite arriva con una macchinetta piccina, ci carica con i nostri zaini e ci accompagna a casa. La camera preparata per noi si affaccia su un ballatoio, da cui si accede anche a casa sua. E’ deliziosa, curatissima nei dettagli, quasi commovente. Due imposte da esterno dipinte di azzurro tenue chiudono l’armadio, ci sono sacchettini di lavanda appesi, un vecchio tavolo da officina restaurato, oggetti antichi reinterpretati con una creatività semplice che adoro. Mi piace questo recupero di cose obsolete ricco di trovate interessanti. Nella doccia, un sapone alla verbena delizioso. Tutto è così personale. La proprietaria è una pittrice. Il cortile, dove si apre il suo laboratorio ricavato da un vecchio garage vetrato, è pieno di chincaglierie di vario tipo: una vecchia panchina in ferro battuto, due gambe incrociate di un manichino, candele mezze consumate e lanterne, mobiletti zoppicanti, un lampadario di cristalli a goccia, uno specchio annerito dal tempo.

Per cena, l’unico locale del paese è un ristorantino molto carino ma anche un po’ chic, che con la fame che abbiamo non si rivela per quantità all’altezza dei nostri stomaci. C’è una comitiva di quarantenni eleganti che festeggia un compleanno. Mi sento un po’ fuori posto, e per escludermi definitivamente da quell’atmosfera mi siedo anche a gambe incrociate e scrivo qualcosa sul mio taccuino. In lontananza il suono di una chitarra e di canzoni cantate in francese. Fa freschino e le cicale hanno smesso di riempire l’aria, restano i grilli. Guardo la candela sul tavolo e mi prende una malinconia. Di una rotondità del tempo perduta che non ho più saputo trovare attraverso i giorni.

Il sonno che ci coglie poco più tardi è pesantissimo. Sognando, la notte, mi ritornano ricordi antichi. Persone perse.

 

 

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