Manosque - Apt- Roussillon

Ripartiamo abbastanza presto nel mattino, rimandando la colazione una volta arrivate ad Apt. Come prevedibile, il caffelatte non è all’altezza, ma ci rifacciamo su dei meravigliosi croissant rigonfi, grondanti burro di invidiabile potere calorifico. Le viuzze di Apt sono incantate. Quiete, nella mattina, e di gusto splendidamente francese, un po’ vecchie, rattoppate, ma colorate, fiorite, traspiranti storie, frasi francesi dalla ‘r’ arrotolata, e poesia. Troviamo un luogo sicuro ed in vista, e per di più gratuito, dove lasciare l’auto nei giorni seguenti.

Ci incamminiamo in direzione di Bonnieux, a sud ovest della città. L’intenzione è quella di procedere tra i campi per sei o sette chilometri, e poi prendere la deviazione per Roussillon tornando verso nord ovest. Il sentiero inizialmente non è facile da individuare, ma con l’aiuto della cartina lo troviamo che sfugge da una strada asfaltata, e una volta imboccato a diventa ben indicato. La mappa riporta anche strade sterrate di campagna e sentieri, che comunque in genere sono ben segnalati da segnavia gialli piuttosto evidenti. Ci lasciamo indietro le ultime case con le imposte indaco e l’intonaco ruvido sgretolato.

E’ una zona di frutteti ondeggianti sulle colline. Dagli alberi penzolano languidamente pesche enormi pelosette e ben mature. Gigantesche, da umiliare quelle ordinate e tutte uguali dell’esselunga. Un contadino le sta raccogliendo con l’aiuto della figlia. Vedendoci con gli zaini e due bei sorrisi, accetta di regalarcene un paio. In altre piantagioni ciliegie a grappoli, rosso scuro o rosso brillante richiamano la nostra attenzione, come sono state evoluzionisticamente progettate per fare, rifletto. E sulla base di questa considerazione, riteniamo che nessuno si sarebbe offeso per qualche ciliegia in meno…. Ci riempiamo le guance come bambine golose, inebriate di rosso zuccherino. Ma l’apice della gioia lo raggiungiamo nelle vicinanze di un gruppo di case, dove un enorme e odoroso albero di fichi circondato di insetti operosi fa bella mostra dei suoi frutti, condensato di sole e dolcezza di un’estate intera. Vaghiamo per i sentieri con gli occhi aperti e grandi, quasi stupiti dalla gratuità che la natura sa offrire a chi piano e con rispetto si avvicina. Come nella vita, penso, ci dimentichiamo che a volte i frutti più dolci e genuini si trovano lungo il cammino, senza fare fatica. Basta avere lo sguardo aperto e attento, lanciato in alto, per vederli sui rami.

 Ad un tratto ci accorgiamo di esserci perse e siamo costrette a tornare indietro, ma senza nervoso, senza disappunto o fretta. E’ tutto nell’ordine delle cose, essere in balia dei passi e dei paesaggi, lasciarci condurre piuttosto che condurre noi stesse. Troviamo la deviazione che ci porta verso nord ovest. Tra due boschi odorosi e secchi di macchia mediterranea incontriamo come di sorpresa il nostro primo campo di lavanda in fiore! Il brusio delle api è forte, le spighe ondeggiano nel vento e diffondono un profumo dolce e duro, di fiori e di terra secca, rossa. Lasciamo gli zaini e ci lanciamo dentro scattando cento foto, inseguiamo una farfalla, un’ape, guardiamo da lontano la macchia indaco che spacca la terra rossa, e da vicino i minuscoli preziosi fiori, che danno un’espressione diversa al paesaggio, di pulito, di cura e di delicatezza.

Proseguiamo il cammino. Fa caldo sotto il sole. Ma abbiamo con noi acqua a sufficienza, barrette energetiche e frutta secca, disidratata. Procediamo a tratti in silenzio, a tratti tra le parole. Non è mai troppo faticoso: il rilievo è dolce, sinuoso, il sentiero largo. Le cicale dappertutto. Incontriamo una casa grande, seminascosta tra la vegetazione. Un signore gentile ci fa entrare nel cortile e ci offre dell’acqua ghiacciata da una grande boccia. E’ molto sorridente e disponibile, non è strano per lui offrire qualcosa di suo a due sconosciute. Per me, che vengo dalle frenetica Brianza  dove il tempo sembra scivolare impazzito tra le dita, tristemente, è una cosa inconsueta. Ci facciamo strada tra la macchia, che diventa sempre più fitta, profumata, e chiusa. Il terreno è sabbioso e d’ocra, a tratti giallo luminoso, a tratti rosso cupo. Le scarpe si coprono di una polvere fitta, colorata. Il cammino è l’unico modo che abbiamo per sporcarci i piedi di strada.

Non incontriamo nessuno sul nostro percorso. I nostri passi diventano sempre di più una discesa intima nelle nostre emozioni, nei pensieri, un’immersione nei rumori e nei profumi della natura senza intermediazioni, senza sconti. Noi, la polvere, la nostra misura davanti al paesaggio, la riscoperta dell’essenzialità dell’acqua, il significato del cibo, il calore del sole sulla pelle. Uno zaino sulle spalle aiuta a discernere l’essenziale dall’accessorio, a sentirsi liberi dalla schiavitù degli oggetti, a sentirsi sufficienti a se stessi, leggeri. Riacquistiamo la giusta dimensione umana, così alterata nella vita delle città. Così dimenticata, nello scorrere consueto dei giorni, annegata nella comodità e nella velocità.

Arriviamo a Roussillon che è ormai  tardo pomeriggio. Il paesino è appoggiato su un rilievo di ocre. Tutte le case sono piccole e simpatiche, cerchiamo tra le tante quella che aspetta noi. La troviamo poco distante dal centro, e come ad esaudire i nostri desideri, imprevedibilmente ha una piscina, un soppalco di legno e un pergolato ombroso. Non avrebbe potuto essere più all’altezza delle nostre aspettative!

Ci concediamo un istante di riposo prima di percorrere il sentiero guidato delle ocre di Roussillon. Le argille e le sabbie dilavate creano anfiteatri naturali, guglie e ricami contro il cielo pulito. La luce dell’estate del sud rimbalza tra i lecci e si schianta con violenza sulle terre, che assumono colori diversissimi a distanza di pochi centimetri: bianco, giallo luminoso, rosso sangue. Per centinaia di anni l’uomo ha estratto le ocre per utilizzarne i pigmenti in edilizia, come intonaco, oppure per scopi artistici. Le case del paese sembrano prolungare il sentiero, sorgere dalle ocre, riprendendone i colori e le armonie.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo in un bistrot invitante, ci lasciamo sedurre dal pesce insaporito da una tipica salsina speziata provenzale. La piazza è chiassosa e viva di bambini selvaggi con dei sorrisi grandi, abbronzati e con i capelli sbionditi dal sole, mai fermi, mai annoiati. Che vivono la loro lunga estate di giochi ed esperienze, di miracoli e scoperte. Sono molto stanca e li guardo come da dietro un vetro. Niente potrebbe smuovermi dalla mia sana, compiuta pesantezza.

 

 

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