Badrinath, Ramnath, rob di matt

Char Dham completato!
La quarta sorgente e’ stata il botto finale.
Ci sono arrivato di domenica col massimo della prevista ressa variopinta, in una giornata finalmente tersa. Tempio inghirlandato ,lunghe teorie di sadu
mendicanti una rupia, fedeli che si sottopongono ad atroci file per acquisti insensati, rituali incomprensibili, tuffi nell’acqua gelida. Due ore di immersione nel casino e sono fuggito verso l’alto, verso il vicino confine col Tibet. Pochi chilometri ed ecco Mana, the last village of India, recita il cartello, piu' su la strada e' cosa militare. Abitanti tibetani, facce da duri, povero artigianato ma pellegrini anche qui.
Ancora piu’ in alto, allora, nella valle dell’Alaknanda sono indicate delle cascade, vediamo. Bene, senza accorgermene sono entrato in un angolo di paradiso. Una conca glaciale fiorita contornata da innumerevoli cime che superano i 7 mila metri. Guglie di granito, enormi serrachi, morene invalicabili, laghetti gelati. Stavo per tornare indietro quando, quasi sotto una cascata che fa un salto di almeno cento metri, ho scoperto un minuscolo tempio bivacco con quattro santoni che si godevano il sole semi nudi. Om, ariom… Uno di loro, sui quarant’anni, faccia da Sandokan e fisico statuario, mi ha interrogato in angloindi con l’aria di pena per un turisrta sperduto.
Quando ha saputo del mio cammino mi ha stritolato in un poco rituale abbraccio e mi ha invitato a fermarmi. Dal e chapati di ieri, fredde, chai al petrolio, tutto
buono quassu’, notte in feezer.
Il giorno dopo ha voluto condurmi alla vera sorgente del Fiume, oltre i quattromila metri, con un complicato percorso che lui ha fatto vestito di due lenzuola bianche e un paio di ciabattine. Si e’ armato di un falcetto da usare come piccozza. Io, con tutto il mio armamentario per il freddo ed il ghiaccio, arrancavo dietro, seguendolo nei guadi, sui nevai, tra i macigni delle frane.
Per fortune il tipo era piuttosto vanitoso e si metteva in pose statuarie ogni volta che mi fermavo per una foto (cioe' spesso, per riprendere fiato). Devo dire che era proprio fotogenico,  alcune sono venute clamorosamente belle.
L’avventura alpinistica e’ finita con me semi assiderato ma con l’onore salvo.
- Qual’e’ il tuo nome Indiano?- mi ha chiesto al rientro.
- Mi basta il mio italiano, credo.- In effetti, che me ne faccio di un altro nome?
- No, tu devi avere un nome Indiano, ora ci penso e poi te lo dico.- Me ne ero dimenticato ma, ore dopo, al momento di andare, mi ha fermato.
- Ho pensato due nomi buoni per te, scegli tu tra Ram Nath e… un nome impronunciabile.-
- Ram Nath - ho risposto sicuro, e’ breve e  mi ricorda qualche bonario insulto milanese.
- Hai scelto bene, ma e’ un nome importante, riguarda Shiwa, the Lord, devi onorarlo.-

Grazie di tutto ed addio (mi ha lasciato un indirizzo mail perch’e vuole le foto).
Dopo questa indigestione di ghiacci e santoni d’alta quota, sono partito per il ritorno. E’ gia’, il ritorno! Nella mente e’ iniziato il conto alla rovescia, oggi fin li’, domani fin la’. Addio cammino senza tempo.

Ho calcolato dunque, che i giorni che restano sono giusti per scendere la valle dell’Alaknanda fino a Devprayag, la citta’ dove il Ganga prende il suo
definitivo nome. C’ero arrivato da Risikesh col primo pezzo del cammino. Si chiuderebbe’ cosi’ il cerchio e il percorso sara’ davvero completo. Un Char
Dham tutto a piedi da Risikesh a Yamunotri non e’ impresa da poco: saranno quasi 1000 km e, soprattutto, 30000 m di dislivello in salita. Non mi pare
vero di averlo fatto, ed il effetti sono un po' stanchino...

Cosi’ ora ho ripreso il vagabondaggio su sentieri sconsigliati (anche qui tutti rimandano alla camionabile), passando per paesi primitivi nel pieno della
raccolta del frumento. Fa un caldo bestiale ma il percorso mi esalta. Rivedo con occhi nuovi quell’India che mi aveva sorpreso ed un po’ intimorito
all'inizio. Ora e’ diverso, mi sento a casa. Nei villaggi la gente curiosa mi guarda strano ma, saputo del Char Dham e che mi chiamo Ram Nath, fa tanto d’
occhi, dice bel nome, non cherde all’impresa e mi offre il chai. Insomma sono quasi un eroe. Questo, e' il senso di una comunicazione fatta con dieci
parole note ad entrambi e tanta gentilezza.

Quante cose possono succedere in poco meno di due mesi! Come sono carenti questi raccontini, ma va beh, mica posso fare la cronaca, capirete e
raccontero’ a voce. Si', mancano pochi giorni, voleranno, lo so, ormai penso al ritorno.
Sento che l”India mi ha cambianto e mi e’ rimasta dentro, per dirla col buon Dalla, con questo strano nome che ormai mi porto addosso.

Ram Nath, mal natt o Pierluigi, ho una gran voglia di rivedervi.
A presto!

 

 

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