Tre personaggi con un Autore

Primo personaggio, Franco.
Ero un po’ in apprensione per questo tratto del cammino lontano da tutto.
Avevo il numero di un amico di amici che abita in India da anni. Uno di Legnano, in caso di bisogno, mi hanno detto, chiamalo. Chi poteva  pensare
che Franco abitasse in un paesino proprio sull’antica Via? Quattro ore di cammino, 1000 metri dal fondovalle, 800 anime e svariati animali. Qui non c’e’ nulla,
niente elettrodomestici,  niente macchine agricole, la corrente arriva quando le va. Qui vive Franco con la sua bellissima sposa Indiana. La terra e’ strappata al pendio, I suoi frutti contesi alle scimmie, ai cinghiali, agli istrici. Vita dura, ma il paese e’ vitale, tanti bambini, tanta allegria.
Franco mi ha fatto vivere due giorni con lui, nella sua unica stanza col fuoco per terra. Ho cotto le chapati di amaranto, ho fatto legna, ho litigato con le
sue due mucche, ho mangiato il dal senza cumino. Poi ha voluto accompagnarmi per due giorni fino al limite del suo territorio noto. Abbiamo dormito a
3000 metri con I primi pastori all’alpeggio e siamo scesi a Buda Kedar. Mi ha svelato tanti segreti e spiegato tanti misteri dell’India ma, soprattutto, mi
ha raccomandato al mio Guru.

Secondo personaggio, il Guru.
L’abbiamo incontrato che dormiva sotto la tettoia del tempio ed abbiamo passato la note con lui. Un selvaggio dagli occhi di fuoco, I capelli come l’'idra e la barba come I ghiacci dell’ Himalaya, vive di poco e si nutre alla mensa di God Father . Mai mi sarei affidato ad uno cosi’ ma Franco, dopo averci parlato mi ha detto sono contento, ti lascio in buone mani, questo e’ uno tosto. Il selvaggio mi ha preso sotto la sua protezione e mi ha introdotto alle delizie della “Baba live”, stile di vita in cui eccelle. Troppo lungo sarebbe raccontare del cammino con lui. Un’avventura piena di buon umore e di ironia anche senza capirci una parola. A settanta anni, con tre coperte in uno zainaccio, per non lasciarmi andare da solo, si è’ fatto un quattromila in ciabatte, camminando nella neve ripida con i sandalini che gli ho comprato al posto delle infradito consunte. Ci siamo persi in una valle selvaggia dormendo nel bosco con un gran fuoco per scaldarci e per tenere lontani i leopardi.
Mi ha fatto entrare nei santuari, partecipare ad inquietanti feste pagane, mi ha messo in guardia contro I falsi guru. Siamo diventati amici e ci siamo lasciati
con commozione nell’inferno di neve durante la salita a Kedarnath. Senza di lui sarei ancora ramingo nella jungla.

Ed ecco il terzo personaggio, il popolo indiano.
Siamo giunti alla salita al tempio di Kedarnath proprio nel giorno dell’'apertura dopo l’inverno. Dopo tanti giorni di quasi solitudine, un bagno di folla. Migliaia di pellegrini da ogni parte dell’India si apprestavano alla salita. Mica uno scherzo, 1700 metri di dislivello in 15 chilometri di mulattiera. Arrivo ai piedi del ghiacciaio tra monti spettacolari a 3600 metri.
Una festa, chi a piedi nudi, chi in ciabatte, chi in groppa al mulo, chi portato a spalle. Giovani, vecchi, bambini, un popolo in marcia. Mille splendidi shari, mille imponenti turbanti, campane, tamburi. Quella che doveva essere una fatica dura ma accettabile, si e’ trasformata in un’'epopea della  sopportazione e della resistenza quando, fuori stagione, si e’ scatenata una bufera di neve. Scene dell’altro mondo. Ho visto con pena grandi sofferenze ma non ho udito un lamento. Solo lodi a Shiva, The Lord of Mountain. Il signore di qui. Da noi avrebbero mandato l’esercito.

E l’'Autore e’ proprio lui, Shiva, che sta sopra tutti. Il Guru mi ha insegnato i mantra per rendergli grazie ed io ancora adesso, da solo, ne lancio qualcuno
quando sono perticolarmente felice, cosa che in questo incredibile cammino succede spesso.

La finisco qui perche’ sto scrivendo sul banco di una farmacia nel primo posto in cui sanno cos’e’ Internet da dieci giorni a questa parte.
Ora mi attende un cammino piu’ tranquillo ma non ho piu’ il mio Guru.

A presto.

 

 

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