Himalaya, Himalaya, Himalaya …

Se l’India mi aveva preso col suo turbine di stranezze e nei primi giorni ne ero stato un perplesso, curioso ed intimorito spettatore, ora tutto e’ cambiato.
Il sentiero della montagna mi ha assorbito in un mondo arcaico di cui sono diventato in breve, mio malgrado, una parte. L’impossibilità di comunicare e’
stata quasi una chiave per farmi penetrare silenziosamente dall’altra parte e vedere coi loro occhi. Ed ecco il mondo dei mulattieri, i villaggi primordiali senza strada, luce, motori, denaro, ma pieni di vita giovane, gli incontri provvidenziali che risolvono l’impossibile. Ho condiviso un letto in una stalla, un pranzo in un antro fumoso, una giornata di pioggia e neve nella baracca dei mulattieri a Dodi Tal, incantevole lago Sacro a Ganesh. Ho dormito ancora coi Sadu, qui semplici asceti senza sfoggio e con occhi sereni. Ma, soprattutto, ho incontrato la Montagna, sì, lei, la grande Montagna, la madre di tutte, pervasa di religiosità naturale e spontanea. Ed anche le difficoltà, la fatica, il rischio. Boschi straordinari e fioriti, gole profondissime, versanti a precipizio, corona di nevi eterne sopra la testa. Ci sono proprio dentro. Sono salito oltre i 4000 m per pedere ogni traccia in un mare bianco di neve e ghiaccio. Sono tornato indietro ed ho trovato una guida che mi ha fatto perdere in valli tagliate fuori dal mondo con paesi senza nome ma, infine, ce l’ho fatta.
Ho imboccato il grande sentiero dei pellegrini verso Yamunotri, 3200 m, la prima delle sorgenti e sono arrivato ai piedi di un colosso di 7000 m da cui scende, come dal cielo, il rivolo della Yamuna. Posto suggestivo e, cosa straordinaria, aperto solo per me, prima rondine del futuro grande afflusso.
Ho avuto accesso ai riti millenari di quattro santoni simpatici, mi sono prostrato senza imbarazzo davanti ad una bambola imbellettata,  una scimmia ed un
elefante, mi sono cosparso di cenere, mi hanno dipinto il volto e le braccia.
Ho nuotato da solo in una vasca d’acqua bollente che, se non libera, come dicono , dai peccati, solleva almeno dalla fatica.
Ho mangiato schifezze immonde, bevuto tutte la acque ma un santone nero del sud mi ha curato con l’omeopatia l’inevitabile dissenteria. Ora sto benissimo
e Shiva permettendo, spero di continuare cosi’.
Questo è un po’ di quello che ho vissuto, ora sono sulla lunga strada per Gangotri, la seconda e principale delle sorgenti. Non è ancora stagione di pellegrini e, forse, avrò ancora la strada e certe emozioni tutte per me.






 

 

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