Il Terzo Giorno

Ci siamo svegliati presto, come al solito, e siamo scesi a fare colazione. Eravamo un po’ in anticipo rispetto all’orario pattuito la sera prima con Fabio, il gestore del Bed & Breakfast, ma l’abbiamo trovato già pronto a servirci le nostre colazioni e ad accompagnarci successivamente al Ceppeto.
Eravamo un po’ in pensiero per i cavalli, era la prima volta che li mettevamo insieme in un paddock, anche perché Macchia è un cavallo intero e quindi, per sicurezza, avevamo sempre evitato fino ad oggi. Li avevamo lasciati la sera precedente che sembravano due vecchi amici ad un pub ma, sai con i cavalli non puoi mai fidarti al cento per cento, e così eravamo ansiosi di vedere cosa avevano combinato. Li abbiamo trovati uno accanto all’altro che guardavano verso di noi come per dire: “Beh, non vi pare un po’ tardi per darci da mangiare?” Abbiamo subito provveduto a dargli la meritata razione di mangime e fieno e poi abbiamo iniziato a preparare le nostre cose per il viaggio.
Io avevo nuovamente riparato con ago e filo le mie bisacce e quindi dovevo rimontarle sulla sella e vedere se erano ok, nel frattempo Antonio preparava le sue cose in attesa che Shirus finisse di mangiare. Siamo stati abbastanza veloci nel preparare tutto e alle 10:00 abbiamo lasciato il Ceppeto e ci siamo diretti verso la nostra nuova meta: Priverno.
La sera prima, forse un po’ intimoriti per l’esperienza del secondo giorno, avevamo chiesto informazioni sulla difficoltà dei sentieri che ci aspettavano e Valeriano era stato molto gentile, perché non solo ci aveva rassicurato sulla semplicità degli stessi ma, andando in macchina al ristorante, aveva allungato volutamente la strada per farci vedere dove saremmo dovuti passare il giorno successivo. Nonostante ciò, il giorno seguente, arrivati ad una chiesetta dove abbiamo abbeverato i cavalli, abbiamo avuto qualche difficoltà nello scegliere quale strada prendere ed è stato necessario chiamare Valeriano per risolvere la questione.
A parte questo, il resto del percorso è stato allo stesso tempo semplice e bellissimo; passeggiavamo in una vallata con a sinistra i monti Lepini e a destra i monti Ausoni.
Per il resto della mattinata ci siamo quindi rilassati, abbiamo fatto molte foto ed apprezzato il panorama e, verso le 13:00, a poco più di 15 Km dalla nostra meta, ci siamo fermati per mangiare il nostro panino. Era il panino del giorno prima che, a causa della tensione provata, non avevamo avuto il tempo, o la voglia, di mangiare … Ci siamo fermati in un piccolo slargo, su un sentiero asfaltato che avevamo percorso ormai da più di un’ora senza vedere nessuno; non era certo un posto comodo ma avevamo valutato che di lì a poco saremmo stati sempre esposti al sole e quindi non c’era molta scelta.
Mentre mangiavamo ricordando la tensione del giorno precedente che non solo ci aveva fatto saltare il pasto, ma ci aveva anche fatto scordare di fare foto del posto dove eravamo finiti, arriva una macchina che passa davanti ai cavalli, accosta a destra e si ferma.
Ne esce fuori un simpatico signore di una sessantina d’anni che, dopo aver saputo da dove eravamo partiti e dove stavamo andando, ha iniziato una dettagliata seppur caotica narrazione della vita sua, di sua moglie e dei suoi dieci figli. Prima di andare via ci ha lasciato qualche consiglio sui sentieri che avremmo dovuto fare e ci ha avvertito che, probabilmente, li avremmo trovati chiusi dai rovi, soprattutto nella parte iniziale. È incredibile quanta umanità sprigioni l’incontro con gente che viaggia a cavallo. Nell’era della “privacy” io ed Antonio abbiamo incontrato un uomo che ha raccontato tutto di sé a due perfetti sconosciuti così, tanto per fare due chiacchiere! Questo non è stato l’unico esempio avuto durante il nostro trekking ma è stato senz’altro il più eclatante.
Ci siamo rimessi in viaggio divertiti per l’incontro e per niente preoccupati dell’avvertimento avuto che, purtroppo, di li a mezz’ora si è verificato fin troppo corretto. Ci siamo trovati di fronte un “muro” di rovi e non avevamo niente per aprirci la strada! Siamo scesi da cavallo e abbiamo iniziato pazientemente con quello che avevamo a disposizione (rami e coltelli) l’abbattimento del muro.
Ci abbiamo messo un’ora e mezza!
Una volta usciti abbiamo nuovamente preso un’importante decisione … “acquistare un machete o una roncola prima del prossimo viaggio”.
Per fortuna non abbiamo trovato altri ostacoli sul nostro cammino. Il sentiero, da quel punto in poi, è stato abbastanza comodo e facile da seguire. Arrivati in prossimità dell’agriturismo Regina Camilla abbiamo chiamato Davide che è stato così gentile da venirci incontro e da farci scortare da un paio di amici in macchina fino al punto in cui abbiamo lasciato i cavalli, distante un paio di chilometri dall’agriturismo.
Una volta arrivati io ed Antonio ci siamo abbracciati … eravamo riusciti nella nostra impresa! Ormai il difficile era stato fatto. L’indomani ci aspettava una passeggiata di circa cinque ore per far visita all’Abbazia di Fossanova di cui avevamo tanto sentito parlare, ma ci avrebbe fatto da guida Davide e quindi eravamo al sicuro. Quello che restava da fare era “acqua frisca” per dirla alla siciliana.

 

 

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