Il Secondo Giorno

Martedì 13 Settembre ci svegliamo presto consapevoli di dover iniziare un viaggio verso l’ignoto.
La settimana precedente, utilizzando la jeep, avevamo trovato il punto di imbocco della via Francigena del Sud che, praticamente, distava poche centinaia di metri dalla piazza principale di Rocca Massima, ma da quel punto in poi per noi era terra inesplorata, e la nostra unica guida era il tracciato GPS che Antonio era riuscito a trovare on-line.
Facciamo un’abbondante colazione, ritiriamo i panini che la signora dell’agriturismo aveva preparato per noi e poi ci dirigiamo verso i box dove i nostri cavalli stavano riposando. Mentre aspettiamo che finiscano di mangiare prepariamo i finimenti e rimontiamo le nostre bisacce sulle selle; io avevo dovuto riparare le mie con ago e filo a causa di un piccolo inconveniente avuto il giorno prima. Una volta finito, poiché il sole era già caldo alle nove di mattina, decidiamo di sellare i nostri cavalli all’interno dei box. Pochi minuti e siamo pronti. Uscendo dal box non mi rendo conto che la porta è molto stretta e Macchia, passando, rompe nuovamente le bisacce … per fortuna nello stesso punto! Risolvo utilizzando un laccetto fornitomi dal buon Antonio e partiamo; sono le 09:30.
Percorriamo i 10 Km che ci separavano dall’imbocco della via Francigena in un’ora, raggiungendo il punto più alto di Rocca Massima e godendo di splendidi panorami sui monti Lepini e sui paesi circostanti, alle 10:30 eravamo quindi sul sentiero e puntavamo verso la nostra nuova meta: Carpineto Romano. Secondo le nostre mappe il primo tratto non prevedeva grossi dislivelli (appena 100 metri) ma, subito dopo aver preso il sentiero, molto agevole e largo, iniziamo a salire rapidamente. Non facciamo neanche 500 metri ed Antonio mi ferma dicendo che eravamo fuori dal sentiero tracciato dal GPS !
Rimango perplesso perché il sentiero su cui stavamo mi sembrava l’unico disponibile ma decidiamo comunque di tornare indietro e controllare. Tornando sui nostri passi Antonio nota un piccolo cartello posto su di un albero … mi avvicino, e mentre leggo cosa c’è scritto noto un minuscolo sentiero che parte da dietro l’albero e scende, per la parte iniziale, parallelo a quello in cui ci trovavamo. Decidiamo di prenderlo sebbene ai nostri occhi sembrasse un sentiero secondario e dopo pochi minuti il GPS ci dà la conferma … ci trovavamo nuovamente sulla via Francigena del Sud.
Nonostante il sentiero fosse largo poco più di un metro non era difficile seguirlo ed il terreno era abbastanza buono con qualche roccia sparsa qui e là. Sembrava che tutto procedesse nel giusto verso ed io ed Antonio ci stavamo godendo nuovamente il paesaggio e la nostra passeggiata quando, ad un certo punto, il GPS ci segnala di girare alla nostra destra. In quel momento la situazione era la seguente: il sentiero su cui eravamo era l’unico, e puntava dritto in direzione di Segni, alla nostra sinistra avevamo uno strapiombo di una cinquantina di metri e, alla nostra destra, nessun sentiero apparente ed una pendenza di circa il 60%. Non sapevamo che fare, ma il GPS era la nostra unica guida e quindi, dopo un attimo di esitazione, siamo scesi da cavallo e ci siamo inerpicati sulla nostra destra cercando di seguire le indicazioni date dal GPS e la cacca di cavallo lasciata da chi era passato prima di noi. Abbiamo percorso circa 6 Km senza che la pendenza diminuisse, passando in punti dove il bosco era fittissimo e pieno di rovi e senza avere con noi un machete per aprirci la strada ! Abbiamo impiegato circa due ore e consumato quasi tutta la nostra scorta di acqua per uscire da quel bosco … alla fine eravamo di nuovo su un sentiero ben tracciato che in breve tempo ci ha portato alla magnifica valle del Campo di Segni.
L’immagine che ci è apparsa è stata incredibile! Siamo sbucati in questa valle immensa dove pascolano liberamente animali di ogni tipo, mucche, pecore, cavalli, maiali; era pieno anche di laghetti, dove abbiamo potuto abbeverare i nostri cavalli. Lo spettacolo era tale che ci siamo dimenticati delle nostre precedenti fatiche e ci siamo lanciati in un bellissimo galoppo attraverso i prati.

Continuando sul sentiero indicato dal nostro inseparabile amico GPS, siamo passati all’interno di una bellissima querceta secolare, ed in seguito, siamo arrivati ad un laghetto dove alcuni maiali neri selvatici si stavano rinfrescando.
Qui abbiamo incontrato una coppia di pastori che, fermi vicino alla loro jeep, stava controllando il gregge mentre era al pascolo. Ci siamo avvicinati e, prima di tutto, abbiamo chiesto loro se esistevano dei fontanili per attingere dell’acqua; purtroppo la risposta è stata negativa! A questo punto ci hanno chiesto dove eravamo diretti e, quando abbiamo fatto il nome di Valeriano, hanno subito detto di conoscerlo e ci hanno consigliato una strada alternativa. Al momento dell’incontro erano circa le 17:00, eravamo in viaggio da sette ore e, secondo i due pastori, facendo la strada segnalata dal GPS avremmo impiegato almeno altre tre ore per raggiungere la nostra meta mentre, prendendo la strada suggerita da loro, saremmo arrivati in meno di un’ora e mezza. Lasciare il nostro tracciato GPS era una scelta ardua da prendere, ma avevamo perso troppo tempo nel bosco e fare altre tre ore di percorso era improponibile. Inoltre, i due pastori sembravano molto convinti del consiglio che ci stavano dando, e dopotutto, avevamo le coordinate GPS del Ceppeto che ci avrebbero indicato se stavamo andando nella giusta direzione … abbiamo valutato tutto, ci siamo fatti coraggio e abbiamo deciso di accettare il consiglio e prendere il sentiero indicato dai due pastori. Dopo trecento metri il sentiero non c’era più !
Il terreno diventava sempre più sassoso mano a mano che si andava avanti e seguire il sentiero era sempre più difficile. Siamo scesi da cavallo e abbiamo proseguito a piedi cercando la cacca di cavallo che ormai costituiva l’unico segnale disponibile per capire dove dovevamo andare. Siamo andati avanti così per quaranta minuti fino ad arrivare alla sommità del monte Perentile, sbucando su una spianata di roccia bianca che sembrava non avere fine. Dovevamo trovare un modo per scendere da lì. Abbiamo lasciato i cavalli e siamo andati ad esplorare i versanti della montagna. Sembravano scendere tutti a strapiombo ed erano completamente coperti dalla stessa roccia bianca che copriva la sommità del monte.
L’unica cosa a rompere la monotonia del paesaggio era una casa diroccata lontana circa duecento metri dal punto dove ci eravamo fermati. Decidiamo di puntare in quella direzione, nella speranza di trovare un sentiero che punti a valle ma una volta raggiunta la casa la situazione non sembra cambiare … sto per decidere di passare la notte in quel posto quando Antonio, guardando il GPS, mi dice che la pendenza del versante dietro la casa poteva essere minore. Riprendiamo i cavalli e aggiriamo la casa tesi e concentrati nella ricerca della soluzione; appena arriviamo sul lato sinistro del monte, vicino ad un cespuglio poco distante dalla casa diroccata noto una cacca di cavallo che mi fa gridare di gioia! Subito dietro il cespuglio scendeva un sentiero strettissimo ma che inequivocabilmente puntava a valle facendo una serie di “esse” e accompagnato per quasi tutta la sua estensione da uno strapiombo laterale di parecchie decine di metri.
Abbiamo fatto la discesa tutta d’un fiato, ed alle 19:00 siamo arrivati alla fattoria didattica il Ceppeto, dove Valeriano ci ha accolto complimentandosi per essere stati in grado di raggiungere Carpineto Romano da Rocca Massima senza guida, passando per un sentiero conosciuto a pochi e molto difficile.
Nonostante fossimo esausti abbiamo messo i nostri cavalli in un paddock e li abbiamo governati, dopodiché siamo andati a cena così come eravamo scesi da cavallo … avevamo troppa sete e fame per poter aspettare di fare la doccia!
Dopo cena Valeriano ci ha accompagnato al nostro Bed & Breakfast sulla bellissima Piazza centrale di Carpineto Romano dove ci siamo salutati perché il giorno successivo non avremmo avuto la possibilità di farlo a causa del suo lavoro. Una volta in camera non abbiamo avuto molto tempo per commentare l’accaduto … ci siamo fatti la doccia e siamo crollati in un sonno profondo.

 

 

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