Conclusioni

Verso Capo Sud, quattro settimane di cammino in un Italia sorprendente.

Prima sorpresa: lo Stivale cammina in punta di piedi! Una linea retta sulla carta, da nord a sud, unisce Bari alla punta estrema della Calabria senza passare sul mare. Invitante!
Ancora più invitante è l’altra sorpresa: questa linea taglia, quasi ininterrottamente, vaste aree contornate di verde: quattro Parchi Nazionali, oltre a numerose Riserve e Parchi Regionali. Difficile trovare, in Italia, una concentrazione così alta di aree protette.
Un’ultima considerazione mi ha spinto a questo cammino: vicino a Bari c’era il capolinea del mio viaggio a piedi attraverso ltalia, iniziato partendo da casa. In altre stagioni ho seguito, secondo l’ispirazione, il Sentiero E1, la Via Francigena, i Tratturi, la Via dei Palmieri.
Qui, però, è diverso. Nessuna traccia storica, anche il moderno Sentiero Italia è incerto e mal segnato, con posti tappa del tutto immaginari. Bene, sono partito pieno di curiosità e qualche incertezza, lo zaino leggero quanto lo consente avere una  mini tenda, un sacco a pelo estivo, due cambi di vestiti. Una bella avventura. Ho dormito nei posti più strani, spesso in tenda, spesso all’adiaccio, due volte in campeggio, due volte in un letto. Ne sono contento come fossi stato in capo al mondo.

Prima settimana. Da Bari a Policoro, passando tra i fiori per le Murge, Matera, le Gravine e Metaponto.
Uscire dalla città è uno scotto da pagare per chi inizia un cammino ma qui la primavera addolcisce tutto sommergendolo di fiori.  Subito iniziano le belle stradine del Parco Nazionale delle Alte Murge. Verdi colline coltivate che non lasciano presagire l’orrida profondità delle Gravine. Ci si affaccia sulla prima in modo spettacolare, oltrepassando un portico nella piazza centrale di Matera. A Sassi bisogna andare, descrivere è difficile. Senza sentieri tracciati si percorre poi l’orlo del canyon, infilandosi spesso in strani passaggi che conducono alle centinaia di Chiese Rupestri (Parco Regionale)appese alle pareti verticali. Il tempo gelido e ventoso, altro che Sud (a Milano, mi dicono si schiatta dal caldo), mi spinge verso il mare. Ah, il cammino coi piedi nelle onde!

Seconda settimana. Da Policoro a Sybari Marina con un contorto e difficile giro sul Pollino.
Già dalla spiaggia si vedevano la Serra Dolcedorme e la vetta del Pollino (2248 m) imbiancate di neve come si vede il Rosa da Milano in certi giorni d’estate. Preoccupante! Andarci con una carta stradale al 300.000 non è il massimo della prudenza. Sentivo però  di avere tanti giorni davanti, potevo perdere la strada, avrei potuto contare sulle indicazioni dei locali e su quelle della bussola. Sono andato a cuor leggero, col risultato di ritrovarmi al mare dopo sette giorni, di nuovo alla ricerca di un po’ di sole, a pochi chilometri a sud di Policoro. In mezzo una bella avventura alpina. I paesini albanesi sparsi sulle coste, le spettacolari Gole del Raganello, la neve sui Piani del Pollino popolati dai cavalli selvaggi, i ponti e le gallerie di una ferrovia abbandonata. Se venite in queste montagne, comunque, non contate sulla conoscenza dei sentieri da parte dei locali. I sentieri sono pochi, poco segnati e per nulla battuti e, anche dei  pochi che ci sono, nessuno sa nulla, o meglio, tutti sanno qualcosa di diverso dagli altri.
 
Terza settimana. Da Sybari a Serra San Bruno, attraverso la Sila: boschi, radure, ruscelli, ancora boschi.
La Sila, o meglio, le Sile. Le ho attraversate tutte salendo da Corigliano ed uscendo dalla trappola delle Gole del Crocchio. Paesaggio dolcissimo, tenui dislivelli, sempre sopra i 1200 m. Regno del pino laricio, del faggio, dell’acqua, dei fiori. Benvenuti al Sud! Grandi e meritori rimboschimenti ma anche immense foreste primitive, con colossi vegetali spropositati ed intimidenti. Posti da favola, regno del lupo, invisibile, e del cinghiale, ben visibile (ed udibile). Problemi di approvvigionamento, caccia ad una cartina dei sentieri introvabile, giri a vuoto sulle strade infide dei boscaioli.  Incontri con uomini che vogliono andar via e con altri che tornano con coraggio e progetti. Bello, bellissimo ed interminabile. Spesso la bussola ha risolto situazioni difficili, in queste foreste imponenti si cammina bene anche senza sentiero. Alla fine, io che amo tanto i boschi, non ho saputo resistere al richiamo di un giorno di mare a Catanzaro Marina per risalire subito alle monumentali foreste di abete bianco del Parco Regionale delle Serre. L’Aspromonte (e l’incontro con Valentina) mi chiama.

Quarta settimana.  Dalle Serre a Capo Sud, il dolce e l’aspro, le due facce dell’ultima montagna.
Dal Monte Limina (Confine) al Montalto si cammina, sempre tra i boschi, su un ponte naturale lungo e stretto, a 1000 metri con vista sui due mari. Il piacere di un cammino nuovo, con una buona compagna, l’illusione (o la delusione) di un percorso fin troppo facile tra progetti abortiti di villaggi vacanze mai decollati. Poi la discesa avventurosa in un orografia improvvisamente impazzita. La carta dei sentieri, finalmente e fortunosamente trovata, serve solo a restar sconcertati quando ci si rende conto della posizione reale. Abbiamo raggiunto Roghudi, paese fantasma, stremati, alla luce delle frontali. Abbiamo dormito nello squallore di un recente, totale abbandono, tra scarafaggi e pipistrelli. Ancora una giornata di cammino esaltante, con mille guadi, nella spettacolare Fiumara di Amendolea e siamo giunti, senza possibilità di errore, alla nostra meta, l’ultimo mare, Capo Sud.

 

 

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