Il Forrest Gump veneto

Un incidente in moto, il casco crepato a metà. I legamenti rotti, contusioni ed abrasioni su tutto il corpo. Ma vivo.

Andrea, costretto a letto per sei mesi, si domanda se, in caso fosse andata peggio, avrebbe potuto dire di essere contento di quello che aveva realizzato nella sua vita. La risposta era no.
Ed ha deciso di giocarsi al meglio la seconda possibilità che gli era stata offerta. Di corsa, per vendicare le gambe offese e annullare le limitazioni di contatto con la natura, i piedi a sfiorarla. Faticando ogni metro, che fosse in salita o in discesa.

Nessuna maratona ma ultratrail. Poi di corsa fino a Capo Nord.

Dopo la riabilitazione e soli tre mesi di allenamenti ha partecipato alla prima gara della sua vita: 100 km nella steppa.
Per due anni ha continuato con le gare, sfruttandole per fare esperienza e misurare di che pasta era fatto.
Poi, ha inforcato le scarpe ed è partito per raggiungere Caponord, percorrendo 4300 km in 84 giorni. Viaggiando in solitaria e in completa autonomia, trainando un carretto dal sapore romantico: Anna-Jenny #1.
Anna, per essere accompagnato quotidianamente dal nome della sua amata, Jenny, in tributo a Forrest Gump, e #1, perché spera che sia solo il primo di molti altri viaggi.
Un rapporto di amore e odio, tra ribaltamenti, i freni assenti e i 35/40 chili che lo spingevano in discesa, le ruote bucate. Ma anche “chiacchierate” nei momenti in cui la solitudine diventava ingombrante e la sicurezza di avere sempre tutto il necessario per garantire l’autosufficienza a portata di mano.

Sulla strada.

In 84 giorni si sono alternati momenti di spensieratezza a un’interrogazione profonda sul senso del viaggio.
La nostalgia di casa scacciata dalla purezza e la meraviglia della natura incontaminata in Lapponia. La fatica, inesorabile compagna, allontanata dal conto del ritmo dei passi, ciclico. Come un mantra.
Riuscendo, anche, ad isolarsi in momenti di concentrazione totale, nei quali la mente si fermava e i chilometri scorrevano veloci, con le gambe che giravano senza il minimo sforzo. “In quei momenti la mia corsa era veramente zen e gustavo la vera essenza del movimento”.

Souvenir.

Dalla Norvegia Andrea ha riportato a casa le emozioni provate durante il viaggio, tutte amplificate dalla solitudine e dalle notti in tenda nei boschi. Le cose belle diventavano bellissime e le cose difficili, bruttissime.
Ha ridato una priorità a tutto ciò che circonda la sua vita. Bloccando la frenesia, per salvaguardare la quotidianità dalla fretta, potendosela godere appieno.

The Runner doc.

Durante il viaggio Andrea ha effettuato delle riprese, e il regista Alberto Scapin ha deciso di utilizzarle per creare un documentario del viaggio, appena uscito.

Per seguire Andrea nelle sue avventure future http://andreabudutoniolo.it/ita/

Martina Fabbri

 

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