Pionieri al Pagarì, di R. Ferraris

Certe piante pionere delle pietraie e macereti alpini, come il cavolaccio (Adenostyles leucophylla), vivono benissimo alle proibitive condizioni dei 2000-3000 metri.

A trapiantarle in un campo fertile della pianura verrebbero subito soffocate, oltre che dal caldo, anche dalla prepotenza delle erbe infestanti. Sui macereti silicei ai piedi del passo di Pagarì, sulle Alpi Marittime, la competizione delle erbacce più comuni è, infatti, inesistente, e il cavolaccio può dispiegare le sue foglie bianche di lanuggine e delicati fiori rosa.

E non sembra patire la temperatura vicina allo zero a inizio agosto, scrosci improvvisi di grandine e una nevicata che imbianca le vette in serata.

Le persone che scelgono di vivere in territori estremi possono essere paragonate a questa pianta pioniera: chi fa scelte in controtendenza e vive in genere col vento contrario - perché anima sensibile o personalità geniale ed eccentrica, messo in un contesto di calca e folla, dove tutti sgomitano, è molto spesso sommerso e annullato dalla massa e dalle maggioranze silenziose. Per uscire dal gregge e sopravvivere, deve trovare un ambiente che, per quanto ostile, consenta spazi di libertà, creatività e innovazione.

Aladar Pittavino ha molto in comune con la bella pianta alpina e pioniera. Gestisce il rifugio Federici – Marchesini al Pagarì da 19 anni. Il rifugio è a 2650 metri e a 4,30 ore almeno di cammino da S. Giacomo di Entracque. Vent’anni fa era poco più di un bivacco, con talmente poco spazio che per dormire bisognava togliere i tavoli e stendere le brande.

Oggi il Rifugio Pagarì ha 22 posti letto, una minuscola ma accogliente sala da pranzo, dove Aladar propone menù biologici e a base prodotti del commercio equo e solidale o di produzione locale. Niente carne o quasi perché il rifugio non ha congelatore, ma l’acqua calda per la doccia la fornisce un impianto solare termico, e la luce elettrica un impianto fotovoltaico. Per questo il rifugio Pagarì ha richiesto il marchio Ecolabel, che certifica le strutture ricettive ecosostenibili.

E poi al Pagarì si produce, con regolare licenza dell’ufficio delle dogane di Cuneo, la birra Pagarina, una bionda lager a chilometro zero ma d’alta quota, che si beve soltanto camminando per 4 o 5 ore, sulle pietraie dove cresce il cavolaccio.

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