L'erba voglio, di R. Ferraris

Voglio l’erba! La neve si è sciolta e ha messo a nudo prati e campi ancora bruni. Erba secca appiattita a terra. Un tappeto di foglie di castagno, scure e umide.

Qualche giorno fa abbiamo camminato nel silenzio della langa a cogliere i primi segni di vita e rinascita della natura. È fiorito un mandorlo, ben riparato dai venti del Nord.

Camminiamo verso il Bric della Croce, sui percorsi del Deserta Langarum, tra Igliano e Torresina (quattro bei sentieri, panoramici sulla cerchia della Alpi e sulle quinte dell’Alta Langa affacciata alla val Tanaro). Sui prati e sui campi delle Moie brilla il verde del grano, un velluto ondulato tra boschi ancora scheletrici.

A Li Piani, sotto Torresina, pecore e capre ci corrono incontro pregustando la quotidiana balla di erba medica, o il secchio della crusca, che, si sa, prima o poi arriva. Sono chiuse in un recinto grande e pascolano su un tappeto di erba verde che farebbe invidia a un campo da golf.

Lo hanno rasato a dovere meglio di qualsiasi decespugliatore. Ma mentre stanno lì, tutte allineate lungo la recinzione, gli leggi negli occhi un chiaro appello: «Voglio l’erba!».

Dopo questo interminabile inverno, non desiderano altro: erba alta e verde, grondante della pioggia di aprile. Erba che bagna gli scarponi e i pantaloni fino al ginocchio. Erba tenera che riempie la pancia e le mammelle di latte.

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