La riconquista del bagnasciuga, di R. Ferraris

Era ora che le orde di turisti balneari – pancia al sole – lasciassero liberi i litorali, dopo la vacanza ferragostana.

Basta bomboloni e maleodoranti oli solari. È venuto il momento di riappropriarci dei litorali, per camminare sulle spiagge e sui sentieri affacciati al mare. La stagione consente, dopo tutto, anche qualche bagno ristoratore.

La pensano allo stesso modo i gigli di mare sulle dune sabbiose della Sardegna, che nelle ultime settimane hanno subito escavazioni e calpestamenti cui spesso non riescono a sopravvivere. E gli stessi problemi hanno tutte le piante pioniere delle sabbie, in buona parte estinte sui litorali balneabili della costa continentale della penisola.

I gigli di mare sono un vero emblema del litorale sardo, con una fioritura che dura tutta l’estate; vivono benone anche su terreni fortemente salini, resistono al sole mediterraneo in estate e alle mareggiate in inverno. Se i semi vanno in acqua, galleggiano, e le onde contribuiscono a diffonderli.

Temono, tuttavia, la mano del turista incuriosito dai loro fiori bianchi e profumati o la paletta del bambino con la vocazione al movimento terra.

In molte località balneari della Gallura e delle Baronie, le dune sono state giustamente delimitate da staccionate per limitare il calpestio. Non è così sulle spiagge semideserte tra S. Lucia e Cala Liberotto, dove si cammina su sabbie bianchissime e basse scogliere di porfido e granito, in uno degli ultimi santuari naturali della costa sarda.

In punta di piedi (e in buona parte a piedi nudi) si scende a Sud in due giorni, calcando le sabbie fini di spiagge dai nomi meravigliosi: S’Ena ‘e sa Chitta, Sìlita, Bèrchida, Sa Marchesa, Biderrosa. Il faro di capo Comino presidia isolato un tratto di mare pericoloso, dove i naufragi erano frequenti.

Gli abitanti di S. Lucia ricordano ancora quando si arenò una nave carica di macchine da cucire Singer, e ogni famiglia del paese ne ebbe in dotazione anche un paio.

I due giorni di cammino sulla costa delle Baronie si fanno solo in autosufficienza, con tenda e attrezzatura per il bivacco. Se non se li è portati via una mareggiata, poco oltre punta Artora ci sono un fontanile, un bel ginepro su luogo pianeggiante, che i pastori frequentano, visto che vi hanno costruito un rudimentale focolare protetto.

Occhio, naturalmente, a dove si mettono i piedi. Sarebbe sacrilegio calpestare i gigli di mare.

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