Il Rifugio Carrara, di R. Carnovalini

Avevo deciso che le Apuane part time non ci bastavano più. Gli studi e i diplomi potevano bastare, era il tempo di mettersi alla prova e di assumersi una responsabilità grande. Il nostro peregrinare ci aveva portato ai 1.320 metri del Rifugio del Cai di Carrara a Campo Cecina. Era gestito da un lupo solitario, Roberto Morelli. Dopo 6 anni ne aveva abbastanza di solitudine e di fatiche.

Così arrivammo noi, giovanissimi, 20 anni per me e 19 per Cristina. Vivere per tre anni lassù, ospitando e rifocillando i frequentatori apuani, e soccorrendoli a volte, ci ha cambiato la vita. Non avevamo quasi niente: nè soldi, né auto, nè patente. E la strada asfaltata finiva a mezzo chilometro dal rifugio. Ciò che abbondava, ed era il motore di tutto, era l’entusiasmo e insieme una buona dose di coraggio.

Ricordo bombole portate in spalla con la neve, la carriola usata come jeep, 180 bambini di una scuola da sfamare, settimane di solitudine quando d’inverno la strada era chiusa e noi, giovani padroni del mondo, andavamo in letargo.

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