Un orto (e una stanza) tra il verde e l’azzurro

Se parti da Monterosso ti attende una salita di quelle ripide, tutte scalini. Alzi il naso all’insù, e sai che devi arrivare a quella cresta dove il vento spazza le punte di radi pini marittimi. Se parti da Levanto, la salita è più insidiosa, ti illude con qualche discesa mentre ti immergi nell’ombra di un vallone. Poi si risale, impietosamente.

Il promontorio di Punta Mesco, tra Levanto e le Cinque Terre, condivide con quest’ultimo territorio un’orografia accidentata, il colore verde cupo della macchia mediterranea e il blu intenso, ametista e cobalto, del mare. Chi ha camminato su quel percorso, oggi segnato come Sentiero Liguria, oltre che come sentiero 1, avrà notato che quel verde fosco è interrotto da numerose fasce terrazzate che brillano di un colore più luminoso, quello dell’erba tenera da poco cresciuta e delle chiome argentee dell’ulivo.

Avrà anche visto le tabelle, poste lungo il sentiero: annunciano che il FAI, il Fondo Ambiente Italiano, ha acquisito proprio a Punta Mesco, una grande proprietà agricola, il Podere Case Lovara, e la sta riportando in vita, grazie a un generoso contributo della Fondazione Zegna.

Nel corso degli ultimi quattro anni, ho percorso ripetutamente quel sentiero, e ho visto crescere il progetto. Dalla macchia infestante sono riemersi gli edifici, alcuni rustici agricoli, tra cui uno antico, risalente al XVIII secolo. E poi sono riapparsi i terrazzamenti, che digradano lungo il pendio ripidissimo, fino al mare. Impossibile recuperarli tutti, spiegano gli addetti alla gestione dell’azienda agricola, ora che il podere è aperto alle visite. Queste terre sono state coltivate almeno dal XIV secolo, secondo atti d’archivio, ma è probabile che la presenza umana sia antecedente. Non distante si trovano infatti i ruderi dell’oratorio romanico di Sant’Antonio al Mesco, che testimonia la presenza dei monaci fin dal medioevo.

Secoli di vita e di fatiche sui terrazzamenti vista mare, ormai cancellati dagli ultimi cinquant’anni di abbandono. Tanto veloce è la natura a riprendersi i suoi spazi. Il progetto del Podere Case Lovara è proprio per questo una sfida di quelle vere: riportare in vita e rendere autosufficiente l’azienda agricola, con i suoi orti, uliveti e vigne. I prodotti saranno impiegati nel ristorante di prossima apertura. Pochi piatti del territorio, ma di qualità. Nei rustici oggi in fase di restauro saranno allestite belle stanze con vista sul blu del mare e sulle terrazze coltivate. La corrente elettrica arriverà da pannelli fotovoltaici e l’acqua (da usare con parsimonia) dalle sorgenti dei due ruscelli che lambiscono il podere. Tutti i rifornimenti arriveranno probabilmente a dorso di asino, sul sentiero che sale da Levanto.

Già, perché nessuna strada carrozzabile arriva fino al podere (e mai ci arriverà), e sono due ore di cammino in salita da Levanto, e poco meno da Monterosso. Al podere sono però molto fiduciosi, le richieste di poter soggiornare in un tale paradiso arrivano quotidianamente. Un paradiso che bisogna meritare, con sole due ora di fatica, in uno degli angoli più incantevoli della Liguria.

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