L'ultimo viaggio di Leonardo

Piove sulla città, nuova acqua si aggiunge ai fiumi già ingrossati dalle piogge del fine settimana precedente, quegli stessi fiumi che partono dalle montagne da cui proviene, oggi, Marino. Li ha seguiti, lasciando la Via Francigena per dirigersi verso Bologna, tappa intermedia di una serpentina partita molto più lontano, dalla Città Eterna, ricalcando le orme dell'ultimo viaggio di Leonardo da Vinci, quello che lo ha portato da Roma ad Amboise.
Ad aspettarlo in Piazza Maggiore la delegazione degli Esperantisti Bolognesi, entusiasti ed orgogliosi per la sua impresa, a cui lo rubo per qualche minuto, prima della meritata birra di fine tappa.
Seduti sugli scalini del Palazzo del Podestà, al riparo dei portici, Marino mi racconta, col suo fare posato e le parole scelte con cura, una leggenda che narra di come Leonardo, ospite proprio qui di Papa Leone X, sia stato invitato da Re Francesco a recarsi alla sua corte in Francia. Essendo già avanti con gli anni, potrebbe aver deciso di approfittare del viaggio necessario per recarsi ad Amboise per congedarsi da amici e luoghi cari, che probabilmente non avrebbe avuto modo di rivedere. L'ipotesi prevede che, inizialmente, abbia camminato lungo la Via Francigena, deviando poi per Bologna e Cremona, dove risedeva Cecilia Gallerani, la Dama con l'ermellino, per poi attraversare il confine seguendo nuovamente le orme di Francesco e, successivamente, di San Martino di Tours, lungo una delle vie di pellegrinaggio più antiche. O per lo meno, questa è la versione che Marino ha voluto assecondare per il suo mettersi in cammino, perché non esistono documenti a testimonianza.
Nel cinquecentenario da questa partenza, ha deciso di ricalcare questo percorso in un certo modo provocatorio, perché «in questa epoca in cui la superficialità fa da padrona e si spende poco tempo nel ragionamento, far rivivere il grande genio di Leonardo da Vinci, maestro di curiosità ed intelletto, può essere la strada migliore per invitare chiunque a ricominciare ad usare il cervello».
Duemila chilometri in due mesi, in compagnia del suo BisRoncinante a due ruote. Itinerario studiato a tavolino per quasi un anno, moltissimi i contatti individuati lungo tutto il percorso, ed ora, alla fine della giornata, lo aspettano spesso nuovi amici e sostenitori, pronti ad ospitarlo e ad ascoltare la strada fino ad allora percorsa. E, perché no, a condividere qualche chilometro assieme.
Pellegrino di esperienza, ha maturato la tendenza a viaggiare verso Oriente, affascinato dalla cultura e dalle persone di queste terre, così diverse “dall'Europa troppo occidentale e omologata”. Durante questo ultimo viaggio, però, ha incontrato persone che, come lui, mostrano il desiderio di “un'Europa diversa, attraverso soluzioni concrete per il cambiamento, tra le quali anche il camminare costituisce un'idea di contatto e aiuto tra i popoli”. Unito all'imparare la lingua dei luoghi, quei pochi termini per i gesti quotidiani, che è sempre il primo passo di avvicinamento positivo ad un paese ed ai suoi abitanti. Fino ad arrivare all'esperanto, la vera lingua dei cittadini del mondo.

Segui i passi di Marino lungo il suo “Leonardo 1516”

Martina Fabbri

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