La festa che non ti aspetti, il Carnevale di Ivrea

Arrivo in città dopo una giornata di cammino in solitudine, con il vento freddo di febbraio che mi ha scarmigliato tutto il giorno. Nei boschi intorno ai laghi dell’anfiteatro morenico di Ivrea il silenzio è rotto dalle folate, che ululano tra i rami spogli. Alberi che sembrano cose vive, creature che agitano scheletriche braccia. Cammino veloce, mi sembra di essere nella foresta di Cappuccetto Rosso. La tramontana disegna geometrie di piccole onde nervose sul lago Pistono, e nella luce rosata del tramonto paiono arruffate anche le anatre. Il sole sta calando, la giornata è stata lunga ma splendida: sono partita da Pont-Saint-Martin e ho camminato tutto il giorno tra i vigneti. Percorro l’ultima sterrata che mi porta in città ormai al buio, ma mi rassicurano e segnano la via i lampioni, le luci delle prime case.

E scopro che è un giorno di festa. E chi se lo aspettava? Il Carnevale non mi ha mai appassionato, diciamolo, e nemmeno mi ricordavo che proprio oggi è martedì grasso. Non c’è sorpresa più gradita che arrivare a fine tappa, e scoprire che sta per capitare qualcosa di speciale. È come se gli abitanti avessero predisposto apposta per me un comitato d’accoglienza. Sento il suono dei pifferi e dei tamburi, le strade sono affollate, i locali pieni. Appaiono figuranti in costume napoleonico e berretti frigi, e vivo un mio personale sfasamento temporale. Sono sulla via Francigena, e mi sento nel Medioevo. Arrivo nella città di Adriano Olivetti, la Ivrea delle macchine da scrivere e dei primi computer, e sono negli anni migliori del XX secolo. Ma oggi mi ritrovo improvvisamente al primo Ottocento e sembra che stia per scoppiare una rivoluzione o una guerra napoleonica.

A Ivrea il Carnevale è cosa davvero sentita, almeno dal 1808 (anno del primo verbale documentato). La storia è quella che accomuna tanti altri riti del Carnevale in Piemonte. Si ricorda la fine di un tiranno, la fine del sopruso dello jus primae noctis. L’eroina è una donna, bellissima, che porta in capo il berretto frigio: è la vezzosa mugnaia, che con un colpo di spada ha ammazzato il tiranno, il marchese del Monferrato, e liberato la popolazione. La rivolta è rappresentata dalla celebre battaglia delle arance, ma sono arrivata la sera del martedì grasso e me la sono persa.

Sono però in tempo per la sfilata del corteo storico e i riti finali: l’”abbruciamento degli scarli” nelle varie piazze cittadine e soprattutto in piazza di Città. Gli scarli sono pali rivestiti di erica e ginepro, che ardono nella notte, sotto la supervisione della vezzosa mugnaia. È un rito antichissimo: se le fiamme fanno il loro dovere e inceneriscono tutto, l’annata sarà propizia.

Mi godo la festa per tutta la sera e nella notte. Dormo pure fino a tardi. Domani è il Mercoledì delle Ceneri, e come tutti gli anni si serve in piazza Lamarmora polenta e merluzzo, anche questo un rito a cui non si può mancare.

Viene voglia di una pausa dal cammino, per fare ritorno alle arcane atmosfere del medioevo in modo graduale. Decido di prendermi ancora un po’ di tempo per stare in città: un’altra notte urbana, l’aperitivo in enoteca, nella via centrale, via Arduino, cena al ristorante. Faccio la turista e scendo nella cripta del duomo di Santa Maria Assunta. Lì, finalmente, ritrovo il silenzio e la solitudine di un luogo che pochi conoscono e quasi nessuno si prende la briga di visitare. Ma è una vera sorpresa: mi aggiro tra le colonne e i marmi romani, e gli affreschi bizantineggianti mi fissano con i loro occhi bistrati dai secoli lontani, sguardi intensi direttamente dell’anno Mille.

Che mi spronano a rimettermi in cammino, perché Roma è ancora lontana.


Roberta Ferraris

https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=/it/resource/blog/Redazione/la-festa-che-non-ti-aspetti-il-carnevale-di-ivrea/&src=sdkpreparse

 

 

 Movimento Lento - facebook 

 Movimento Lento - Instagram 

You tube - Movimento Lento 

 

 

Privacy Policy

© Associazione il Movimento Lento - APS
C.F. 97601240159
Powered by itinerAria