Un reincarnato in blue jeans...e poi verso Ky e Thangud!

Fin dal mattino, nelle strette viuzze di Kibber si avvertono i preparativi dell’evento straordinario, la festa è nell’aria: un corri, corri di bambini e di donne intente a rendersi belle e agghindate all’uopo. Saliamo ripidamente fino al monastero (gompa) in ristrutturazione, situato su di un poggio che sovrasta l’intero abitato.

 

Chissà chi mi sarei aspettato di vedere…quale “dignitario” del festival: un uomo in abito talare? Macché…! Eccoti arrivare un “tizio qualunque” in jeans e camicia all’europea, simile a qualsiasi travet di una qualsiasi città occidentale, accompagnato da una famiglia di francesi (gli ospiti). Un po’ stupito, e mentre questi prendono i loro posti d’onore, vengo subito catturato dalla magia della cerimonia che nel frattempo sta iniziando al baritonale suono delle lunghe trombe tibetane. Un gruppo di donne, nei costumi tipici imperlati di turchesi alla maniera ladakha, inizia a danzare. Tenendosi per mano le donne si dispongono a semicerchio; i passi sono lenti e vengono scanditi dalla ritmica cantilena accompagnata dai tamburi, dai cembali e dalle trombette. Dopo le donne più attempate tocca alle più giovani ed infine ai cinque monaci di stanza al convento.
Quinte di montagne si estendono ovunque al di sopra del paesaggio desertico dai colori pastello, rotte solo dalle macchie verdi dei campi d’orzo, uniche testimonianze della presenza umana. Nei volti di tutti i presenti, colorati dalla luce radente del tramonto, colgo stupore ed attenzione: non potrebbe essere altrimenti! Stiamo vivendo un momento senza tempo...

 

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