Santuario della Verna

Il Santuario attuale è un complesso monumentale composto da più edifici che fanno corona a un vasto piazzale circondato da un basso muro in pietra, il Quadrante, chiamato così per l’orologio solare inciso sul campanile della basilica, «Se il sol mi guarda le ore ti mostro». 

Una croce di legno piantata nella roccia si staglia sull’orizzonte della sottostante valle del Casentino, dove si distinguono i resti del castello del Conte Orlando.
Subito a destra c’è la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, costruita in seguito all’apparizione della Vergine a San Francesco, che ne stabilì le misure, uguali a quelle della Porziuncola, e che costituì il primo nucleo del convento, composto per volere del santo solo da capanne di legno e di frasche. All’interno, a una sola navata, é custodita una pala in terracotta invetriata, L’Assunzione di Maria al cielo, opera di Andrea della Robbia, erede di quel Luca che nel ‘400 inventò questa tecnica, molto apprezzata per gli interni poco luminosi grazie alla brillantezza della superficie smaltata che riflette la luce, facendola quasi rimbalzare.
La parte più imponente è la Basilica Maggiore, dedicata alla Madonna Assunta, consacrata nel 1568. Costruita tra  il XIV e il XVI secolo e più volte rimaneggiata, é circondata, dal campanile all’inizio del Corridoio delle Stimmate, da un porticato di archi lungo 9 metri e presenta l’impianto a croce latina a navata unica, con volte a crociera.
All’interno si conservano opere importanti di Andrea della Robbia e della sua bottega, tra cui l’Annunciazione, che é la più antica, la Natività,  le due figure di San Francesco e Sant’Antonio abate e la Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Onofrio, Antonio abate, Maria Maddalena e Francesco, detta la Madonna del Rifugio.
Queste opere di splendida fattura, soprattutto i meravigliosi volti, racchiudono tutto l’incanto e la poesia dell’arte rinascimentale.
Sulla parete di destra si apre la cappella delle Reliquie, dove sono conservati alcuni oggetti usati da San Francesco: la tovaglia, la ciotola, il bicchiere, un pezzo di ruvida corda, il bastone, il flagello di penitenza in catenella di ferro, detto la «disciplina» e, al centro, in una teca di bronzo, la reliquia del sangue, un pezzetto di lino che ptoteggeva la ferita sul suo costato. Infine, il saio che indossava il giorno del miracolo.
Attraverso una porta ad arco si entra nel Corridoio delle Stimmate dove  si svolge, dal 1243, la processione quotidiana al luogo dell’evento.
Una delicata leggenda racconta che un inverno una tormenta di neve impedì ai frati di raggiungerlo e che, al mattino, trovarono sulla neve le tracce degli animali del bosco che li avevano sostituiti nel loro pellegrinaggio.
Allora costruirono il lungo passaggio coperto.
È  affrescato con ventuno quadri che narrano episodi della vita di San Francesco e, a metà, una porta borchiata porta a una grotta formata da impressionanti massi crollati che sembrano sostenersi a vicenda dove Francesco aveva l’abitudine di concedersi un pò di riposo, steso sulla nuda pietra.
Proseguendo, attraverso la cappella di San Francesco, si arriva alla Cappella delle Stimmate, vero cuore del santuario, sorta sul luogo in cui le ferite comparvero la prima volta.
Venne edificata nel 1263 e sul pavimento é segnalato da una lapide il luogo dove si pensa sia avvenuto il miracolo. Anche qui si possono ammirare le opere di Andrea della Robbia, tra cui  la monumentale pala raffigurante Cristo crocifisso fra angeli con ai piedi la Madonna, San Giovanni, San Francesco e San Girolamo dolenti.
Altri luoghi da visitare sono la Cappella di San Pietro d’Alcantara, che sorge sul luogo della prima cella di San Francesco e la Cappella della Maddalena, rustica e povera ma piena di poesia, simbolo di penitenza e di amore.
Per una rampa di scale strette e ripide si scende poi sino al Sasso Spicco, a cui si accede da un cancello di ferro: un insieme terrificante di rocce sulle quali svettano faggi secolari.
Si tratta di un orrido baratro scuro e umido, dove un enorme sasso sembra staccarsi dalla montagna per catapultarsi nel vuoto. Una croce di legno ricorda che Francesco amava nascondersi lì per meditare.
C’è anche il Convento, un grande edificio con un chiostro quattrocentesco e una cisterna centrale.
Al piano superiore si trovano le celle dei frati e il Noviziato, riservato ai giovani che, «vestito l’abito della prova», come aveva stabilito Francesco nel 1221, trascorrono lì il loro primo anno di vita monastica.
Al piano terra il refettorio, costruito nel 1518 e ampliato nel 1717, di trentanove metri per otto, con un Ultima Cena sullo sfondo, la foresteria interna, iniziata nel 1549 grazie alla  famiglia De’ Medici e la Farmacia, con armadi a vetrate che contengono strumenti e vasi antichi.
Infine, il Museo. Grandi sale che risalgono al ‘400 con opere preziose: un crocefisso ligneo policromo del XVI secolo; un busto in ceramica attribuito a Andrea della Robbia; pregevoli corali miniati del XV sec.; suppellettili liturgiche; dipinti importanti come l’Incoronazione della Vergine di Neri di Bicci (Sec. XV).
Un grande e sottile calendario perpetuo circolare, che sembra d’avorio, colpisce la mia fantasia. Poggia su una base tornita di pietra, al centro sono indicate le ore e sul perimetro esterno i mesi.
I ventiquattro spicchi in cui é diviso il quadrante sono una successione di piccoli numeri scritti in rosso o in nero, divisi da una linea su cui sono riportate a partire dal centro le lettere maiuscole A, C, V, P, M.
L’ultima sala é il focolare comune, luogo di ritrovo dei fraticelli intorno a «frate focu», con i poveri oggetti di uso quotidiano.

Quando i visitatori lasciano il Santuario all’ora del tramonto (questo è l’orario esatto riportato sul portone…) il silenzio che scende è interrotto solo dai Canti Mariani della sera e dai passi dei frati, dei pellgrini ospitati nell’ostello e di chi è venuto qui a cercare, e trovare, silenzio e pace.


Tratto dal libro: "Tutte le strade portano ad Assisi" di Carla De Bernardi


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