Incontri sul cammino - Annalena

Durante il Cammino di Assisi che ho percorso quest’estate la quarta tappa, dopo Dovadola, San Valentino e Premilcuore, è Corniolo, in Romagna, un piccolo paese che ha il nome di un albero. L’ostello è un incanto. Ricavato da una stalla per muli, in pietra, su due piani. Vanni, il responsabile, ci racconta che è stato restaurato da volontari.

Un lavoro egregio durato due anni. Al piano terra una cucina con un grande tavolo e due credenze, due bagni grandi con la doccia, un lavatoio. Al primo piano una camerata con otto letti a castello. Coperte e cuscini per tutti. Intorno un prato per stendere, tra un albero e l’altro, i panni ad asciugare e fermarsi, nel lento tramonto, a ridere e a parlare, a scrivere e a pensare.

Qui tra le pagine di un opuscolo del Comitato per la lotta contro la fame nel mondo di Forlì, scopro Annalena. «Annalena Tonelli è vissuta nel nascondimento.» La mia attenzione si accende immediatamente leggendo queste parole di Maria Teresa Battistini, che ha condiviso parte della sua vita. Non voleva che si parlasse di lei, non rilasciava interviste, non appariva in televisione. Si sottraeva a tutto quello che avrebbe potuto renderla visibile.Citando uno dei suoi maestri, Theilard de Chardin, diceva: «Non sono, né voglio, né posso essere un maestro. Prendete di me ciò che vi aggrada e costruite il vostro personale edificio…io non desidero altro che essere gettata nelle fondamenta di qualcosa che cresce.»

Annalena nasce nel 1943 a Forlì dove  per sei anni si dedica ai poveri e agli emarginati dei bassifondi. Nel 1969, a ventisei anni, parte per Wajir nell’estremo nord del Kenya, dove risiedono popolazioni somale afflitte dalla tubercolosi. Si occupa di loro, li assiste, li disseta, li sfama e intanto studia e segue corsi in Spagna e Inghilterra.

Diventa un’esperta nella cura di questa patologia tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità decide di diffondere il suo metodo in tutti i paesi del Terzo Mondo. Nel 1984 l’esercito del Kenya compie azioni repressive sulle tribù che vivono nella zona, in particolare sui Degodia che vengono massacrati a migliaia nell’eccidio di Wagalla. Annalena denuncia le uccisioni e riesce a fermarle, scampa a due agguati ma è espulsa dal paese. Verrà riabilitata solo sedici anni dopo ma si rifiuterà di tornare in Kenya. Dopo un breve soggiorno in Italia, ora la sua vita è in Somalia, paese devastato dalla guerra civile. Prima a Mogadiscio dove ripulisce le strade dai cadaveri. Si sposta con gli asini perchè le hanno rubato la macchina e porta cibo e medicine ai malati dell’ospedale. Viene picchiata, sequestrata, rapinata….

Nel 1992 si trasferisce a Merca dove fa riattivare il porto in disuso da più di vent’anni per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari e sfida i ricchi e i potenti che sequestrano le navi cariche di aiuti per immettere le merci sul mercato nero. Si dedica ai poveri, agli orfani, ai malati, agli esclusi. Il suo modello ideale è Charles de Foucauld che aveva voluto predicare il Vangelo con la sua vita rimanendo fedele a Dio e agli ultimi.
«Perchè non è possibile amare i poveri senza desiderare di essere come loro…»

Viene perseguitata, ricattata, minacciate di morte. Infine, nel 1996, approda a Borama nel Somaliland dove mette in piedi un ospedale con 300 posti letto per i suoi malati di tubercolosi, una scuola di Educazione Speciale per 263 bambini sordi, ciechi e disabili, un programma contro le mutilazioni femminili e uno per la cura e la prevenzione dell’ HIV. Nel giugno 2003 riceve dall’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i Rifugiati il Premio Nansen per l’assistenza ai profughi.  Lo accetta a malincuore perchè questo la costringe ad uscire allo scoperto, ma spera che in questo modo il mondo si accorga della Somalia. Un medico italiano che la incontra a Beirut la descrive «elegante come un airone e forte come l’acciaio.»

La sera di domenica 5 ottobre 2003 viene massacrata a colpi di arma da fuoco nel suo ospedale dal commando islamico somalo Al-Itihaad-al-Islamiya. E lascia questa terra come gli indù, dissolta nel fuoco e dispersa nel vento e nella sabbia perchè niente rimanga di lei, che diceva di sè «io sono nessuno.»

«Bisogna che Annalena rimanga nessuno, come diceva di essere….nel senso di essere libera di appartenere a tutti, ai poveri, a coloro che sono nessuno sullo scenario del mondo, e poi agli uomini veri di ogni cultura e di ogni fede. Libera di appartenere a tutti al di là di ogni razza e di ogni religione, senza essere imbrigliata in nessuna nicchia di martire o di santa da avviare alla gloria degli altari.» (Maria Teresa Battistini)

La sua non era un’esigenza di santità o una ricerca del martirio ma una vocazione di maternità universale.Voleva essere «giardiniere di uomini», come scrive Antoine de Saint-Èxupéry in Terre des hommes e vivere ogni giorno della sua vita quella che Theilard de Chardin chiama «la passione per il mondo.» L’offesa al genere umano scatenava in lei energie straordinarie per portare vita e speranza dove c’era morte, miseria, malattia, abuso.

«I poveri mi hanno portata a Dio e ho scoperto che Dio diventava insieme ai poveri la ragione della mia esistenza.» E la sua fede non vacillerà mai, anche là dove pare che Dio sia assente. Come dice Bonhoffer: «davanti a Dio, senza l’ipotesi di Dio, ma con Dio.» Ma sono stati suoi maestri anche i mistici Sufi, i monaci tibetani, i Chassidim, i rinuncianti indù. Ha sempre capito e rispettato la fede di tutti coloro che sono in cammino verso la verità, convinta che sarà il Signore a giudicare i cuori, come dice il Cardinal Martini.

«La vita ha senso solo se si ama. Nulla ha senso al di fuori dell’amore. La mia vita ha conosciuto tanti e poi tanti pericoli…ho sperimentato nella carne di quelli che amavo e dunque nella mia carne, la cattiveria dell’uomo, la sua perversità, la sua crudeltà. la sua iniquità. E ne sono uscita con una convinzione incrollabile: ciò che conta è solo amare. Se anche Dio non ci fosse, solo l’amore ha un senso, solo l’amore libera l’uomo da tutto ciò che lo rende schiavo, solo l’amore fa respirare, crescere, fiorire, solo l’amore fa si he non abbiamo più paura di nulla…è allora che la nostra vita diventa degna di essere vissuta, che diventa bellezza, grazia, benedizione…»
(Annalena Tonelli)

 

https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=/it/resource/blog/CarladeBernardi/incontri-sul-cammino-annalena/&src=sdkpreparse

 

 

 Movimento Lento - facebook 

 Movimento Lento - Instagram 

You tube - Movimento Lento 

 

 

Privacy Policy

© Associazione Movimento Lento
C.F. 97601240159
Powered by itinerAria